Una laurea per diventare ingegneri dell’Agricoltura. L’ha messa a punto il Politecnico di Milano, con l’obiettivo di formare professionisti capaci di cogliere le sfide di un settore che sta profondamente mutando grazie alla tecnologia
Dal 2018 la crescita media annua dell’agricoltura 4.0 in Italia è stata del 104% (Osservatorio smart agrifood, 2021). Tecnologia e innovazione caratterizzano sempre di più il settore e a questo trend se ne affianca un altro, su cui l’Unione europea sta puntando, ovvero la ricerca di una sempre maggiore sostenibilità.
Un tema che sta creando nuove spinte innovative, spesso provenienti dalle giovani generazioni. Le aziende attive in questo mondo, lato loro, si sono rese conto di avere necessità di figure professionali interne in grado di saper riconoscere e fare proprie le novità che animano l’agricoltura. O, ancora meglio, di svilupparne di nuove, anticipando le domande del mercato.
Dato lo scenario attuale, il Politecnico di Milano a partire dal prossimo anno accademico ha deciso di dare il via a una nuova laurea magistrale in Agricoltura engineering. Dedicata al settore agricolo e agroalimentare, punta a formare professionisti esperti e preparati, ed è uno dei pochi corsi in circolazione del suo genere, unico finora in Italia. È stato progettato in collaborazione con l’Università Cattolica, si terrà nel polo di Cremona del Politecnico, e sarà interamente in lingua inglese.
Unisce conoscenze ingegneristiche e competenze sistemistiche e ha una forte connotazione multidisciplinare. Le aree di competenza su cui si applica saranno infatti, oltre a scienze agrarie, scienze e tecnologie ambientali e chimiche, food science, tecniche per la sostenibilità, tecnologie per la smart agriculture e agricoltura 4.0.
“Il nostro obiettivo - spiega il professor Gianni Ferretti, prorettore del polo di Cremona - è formare ingegneri operanti nel settore agro-industriale dotati di una visione sistemistica, ossia un approccio allo studio e alla implementazione di soluzioni applicative basato su una visione complessiva dei vari aspetti multidisciplinari delle filiera. Che siano tecnologici, agronomici, ambientali, ma anche sulla capacità di modellare e gestire le interazioni fra i vari componenti, supportati da conoscenze di base del settore”.
Una volta laureato, l’ingegnere dell’Agricoltura sarà un progettista e gestore di sistemi produttivi agricoli e agroindustriali sostenibili a livello economico, ambientale e sociale. “Oltre il 90 % delle aziende di riferimento del settore che abbiamo coinvolto per progettare la laurea ha dichiarato che è necessario investire nella creazione di una nuova figura professionale ingegneristica in agricoltura”, racconta il professor Filippo Renga, direttore dell’Osservatorio smart agrifood. “Il 90% ritiene rilevante o molto rilevante in questo settore la capacità di pianificazione e gestione della supply chain, l’81% le competenze sui modelli di sostenibilità agricola, il 76% la conoscenza delle tecniche di protezione ambientale e sicurezza dei sistemi agricoli, il 74% la capacità di gestire soluzioni di agricoltura 4.0".
Gli sbocchi professionali dell’ingegnere dell’Agricoltura sono in aziende della filiera della produzione agricola e agroalimentare, società che realizzano processi, impianti e tecnologie legati all’agricoltura e all’agroindustria, ma anche studi di consulenza per l'ambiente, la sicurezza, le produzioni agricole e zootecniche, centri di ricerca, laboratori pubblici e privati e dipartimenti tecnici della pubblica amministrazione.