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Ecco quante piante servono per assorbire la CO2 emessa dai nostri smartphone quando si ricaricano

Ecco quante piante servono per assorbire la CO2 emessa dai nostri smartphone quando si ricaricano
Un utilizzo medio del cellulare produce in un anno 1.290 chili di anidride carbonica. Alleati domestici potrebbero essere la maranta leuconeura, il fico del caucciù o l'asplenium nidus
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Ricaricare il cellulare è un’azione che compiamo abitualmente e con grande disinvoltura. Lasciamo lo smartphone attaccato alla presa tutta la notte, lo colleghiamo ai nostri pc per praticità mentre lavoriamo e la batteria è ai minimi, cerchiamo attacchi sui mezzi di trasporto o nei ristoranti, ci portiamo appresso battery pack quando sappiamo di non avere alternative. In realtà se fossimo più consapevoli del reale impatto ambientale della ricarica degli smartphone, probabilmente ci impegneremmo a compiere anche questa azione in modo più avveduto.

Più in generale il modo in cui utilizziamo i nostri telefoni - quante app apriamo, per quanto tempo le sfruttiamo - impatta moltissimo sull’ambiente. Un esempio (qui si possono fare simulazioni): utilizzare ogni giorno un’ora di social network, un’ora di una piattaforma streaming video, due ore di applicazione di messaggistica e un’ora per il controllo mail significa emettere ogni anno 1.290 kg di anidride carbonica.

Anche concentrandosi solo sulle ricariche, il tema è sempre l’anidride carbonica che viene prodotta ogni volta che il nostro smartphone raggiunge il 100% di ricarica. Per minimizzarne l’impatto si guarda alle piante d’appartamento, che costituiscono un ottimo alleato: come tutti i vegetali sono in grado di assorbire la CO2, aiutandoci a migliorare la qualità dell’aria e a compensare a livello ambientale le emissioni generate. Uno studio dell’inglese SaveOnEnergy, comparatore online di servizi energetici, ha messo in connessione i risultati di due ricerche per scoprire quanta CO2 può assorbire ogni varietà di pianta che comunemente troviamo in una casa, così da raggiungere la carbon neutrality dopo aver ricaricato i nostri smartphone.

Per farlo sono state prese in considerazione dieci piante ed è stato osservato quanta anidride carbonica riuscissero ad assorbire in 24 ore in uno spazio chiuso. I dati sono stati poi messi in relazione con la CO2 rilasciata dalla ricarica al 100% di uno smartphone. In questo modo si può scoprire il numero di piante utili per azzerare del tutto l’impatto. Al primo posto si piazza la maranta leuconeura o prayer plant, originaria delle foreste pluviali dell’America meridionale: è chiamata così perché abbassa le foglie di giorno e le alza di nuovo la sera. Ottiene la prima posizione dal momento che sono necessarie meno piante di questo tipo per compensare l’anidride prodotta dalla ricarica dello smartphone: riduce infatti del 14,4% la CO2 in una stanza nell’arco di 24 ore. Questo significa che 30 di queste piante contemporaneamente presenti coprono la ricarica totale di un cellulare standard.

Secondo posto per il fico del caucciù: una singola pianta può assorbire 0,0002387 kg di CO2. Significa che ne occorrerebbero 33 ai fini dell’esperimento. Mentre al terzo posto si posiziona l’asplenium nidus, una felce sempreverde con grandi foglie: ne servono 34 per azzerare l’effetto di una ricarica. Al quarto posto c’è la dieffenbachia (ne servono 39), già molto diffusa negli appartamenti, anche perché semplice da coltivare. E poi al quinto l’anthurium, altrettanto famosa e diffusa per via del suo fogliame decorativo (ne servono 40).

A seguire ci sono il syngonium (42), il “Peace lily”, o giglio della pace (42), l’edera del diavolo (43), la yucca (118) e infine il falangi, o pianta ragno (ben 4.128). Senza trasformare il proprio salotto o la propria camera da letto in una serra, possiamo ragionevolmente credere che posizionare anche solo poche di queste piante - soprattutto le prime tre - negli ambienti domestici può avere un significativo riscontro.