Il futuro della formazione aziendale sarà ibrido. A spiegare che il grande cambiamento avvenuto nel settore con il passaggio quasi totale al digitale e all’online degli ultimi due anni non è definitivo ma che ci saranno ancora evoluzioni, è Emanuele Castellani, ceo di Cegos Italy & Cegos Apac, del gruppo Cegos, tra i player mondiali di learning & development, nato in Francia nel 1926 e oggi presente in più di 50 Paesi con 1.100 dipendenti. La sede italiana guidata da Castellani ha ottenuto risultati molto importanti nel 2021 con un fatturato cresciuto del 60% rispetto all’anno precedente ma anche migliore del 2019, clienti aumentati del 22% e dipendenti del 24%. Crescita che dalle previsioni, continuerà anche quest’anno, a partire da 10 nuove assunzioni che saranno completate entro giugno.
Un successo, spiega Castellani, “dovuto innanzitutto alla vicinanza ai clienti. Mentre si parlava di distanziometro, noi siamo voluti essere vicini ai nostri clienti anche fisicamente. La formazione stava cambiando e noi abbiamo fatto le analisi dei bisogni e le abbiamo illustrate andando a trovare uno ad uno i clienti”. Il secondo punto che ha permesso di ottenere questi risultati, continua Castellani, “è stata la digitalizzazione che ci ha visti avvantaggiati perché avevamo incominciato a sviluppare questo modello con la digitalizzazione sincrona, con le aule digitali e i webinar, già dal 2015. Abbiamo anche puntato sulla certificazione 3.0 dei nostri docenti che hanno operato in digitale, ovvero certificazione pre-formazione, certificazione della formazione e certificazione post-formazione. Ultimo aspetto è stata la combinazione di questi servizi con la nostra famosa offerta di formazione a catalogo, di cui siamo specializzati”.
In questo due anni il mercato è cambiato profondamente. La tecnologia ha dimostrato quanto si può fare con il digitale ma l’evoluzione non si ferma. E se in tanti oggi pensano che si possa fare tutto a distanza, Castellani che in Cegos aveva puntato sul digitale in tempi non sospetti anche eliminando i supporti cartacei, spiazza ancora. “La formazione non deve essere più episodica e staccata dalla vita ma deve essere un continuo alternarsi al lavoro. Così come la nuova formazione deve essere ibrida. Prima si preferiva quella solo in presenza, adesso si tende a puntare tutto sul digitale. Per essere davvero efficace però, deve avere una parte in digitale ma anche dei momenti in presenza”.
Per offrire innovazione all’esterno, l’azienda mostra da sempre attenzione per il personale: già nel 2013 aveva abolito la timbratura del cartellino e aveva autorizzato i primi lavoratori in smart working. Oggi Cegos Italia che spicca anche per la composizione del personale al 71% femminile, anche all’interno adotta il modello ibrido. “Il tema delle quote rosa qui non esiste” puntualizza il ceo di Cegos, “abbiamo solamente assunto i candidati migliori e alla fine il risultato è stato questo. Quanto alla presenza fisica, io sono convinto che anche il lavoro in ufficio porta dei vantaggi come altri vantaggi li porta quello da casa. In Cegos non c’è l’obbligo di presenza ma al momento è consentito l’accesso in ufficio fino a 20 unità al giorno. Ma chi vuole venire in ufficio deve avere una ragione”.
Infine quest’anno è stato sottoscritto un accordo di welfare aziendale per supportare la work-life integration; per aumentare il benessere dei dipendenti è stato messo a disposizione di ognuno un credito utilizzabile attraverso una piattaforma esterna dove poter acquistare una serie di svariati servizi che vanno dall’istruzione e cura dei figli all’assistenza, dalla mobilità alla previdenza complementare, dall’assistenza sociale e sanitaria alle attività ricreative e culturali e perfino al pagamento di interessi passivi dei mutui. “Una maniera” conclude Castellani, “per abbattere il gap tra il costo per l’azienda e il beneficio che riceve il dipendente e nello stesso tempo consentire a tutti di scegliere quello che desiderano”.