“Gli anni difficili che tutti abbiamo passato ci hanno spinti ad accelerare le scelte strategiche che avevamo in serbo da tempo, a cominciare dal debutto nel segmento delle macchine domestiche”. Così Enrico Bracesco, direttore generale di gruppo Cimbali, racconta l’evoluzione dell’azienda di Binasco, fondata nel 1912 e sempre di proprietà della famiglia Cimbali che da tempo ha affidato la gestione a manager di comprovata esperienza.
Il 2022 per l’azienda lombarda dovrebbe chiudersi oltre quota 210 milioni di ricavi, il 20% in più rispetto al 2021. “Contiamo di proseguire con una crescita a due cifre, con un approccio sostenibile e una visione a cinque anni, capace di sposarsi con la flessibilità necessaria a reagire a eventuali imprevisti, come tanti ne abbiamo registrati nella congiuntura internazionale negli ultimi anni”, sottolinea.
Evoluzione in corso
“Guardiamo ai cambiamenti dei gusti e alla crescente attenzione verso il rito del caffè, che va prendendo piede in tutto il mondo”, sottolinea Maurizio Cimbali, presidente della società e nipote del fondatore. Per poi ricordare che già oggi l’estero costituisce l’85% del fatturato, con Gran Bretagna e Germania in testa alle destinazioni oltrefrontiera, Stati Uniti e Cina tra i mercati più promettenti. Mentre i dipendenti oltreconfine sono circa il 30% degli 850 totali.
La società, nata come azienda per la lavorazione del rame, dal secondo Dopoguerra ha iniziato a crescere a livello internazionale e oggi conta quattro stabilimenti nel Nord Italia e uno negli Stati Uniti, due filiali nella Penisola e undici all’estero, con una rete distributiva in oltre cento Paesi.
Arriva il naso elettronico
“La nostra lunga storia ci ha permesso di raccogliere un enorme bagaglio di esperienza nel settore, indispensabile per continuare ad alimentare nel tempo la curiosità e a sviluppare la capacità di visione”, sottolinea il fondatore. Mentre il dg sottolinea l’importanza degli investimenti in ricerca e innovazione (“oltre il 5% del fatturato ogni anno”), con una sessantina di professionisti che lavorano ogni giorno per progettare e sviluppare macchine ad elevate prestazioni. Tutte le attività si svolgono in-house e si riflettono nei 66 brevetti che l’azienda possiede attualmente, 19 dei quali depositati negli ultimi tre anni. Tra le altre cose, questo lavoro ha portato di recente alla creazione di un naso elettronico, frutto della collaborazione con la startup Nano Sensor System (Nasys).
Un’applicazione sulle macchine professionali, vincitrice del Premio Innovazione Smau 2021 basata su un software in grado di identificare le miscele attraverso un algoritmo di intelligenza artificiale che riesce a ‘respirare’ l’aria all’interno del macinadosatore e a catturare i componenti volatili che il caffè emana, risalire alla filiera, secondo la blockchain, portando trasparenza sull'origine e il grado di freschezza del caffè sia per il torrefattore che il cliente.
Prospettiva m&a
Il presidente non esclude che la crescita futura potrà passare, oltre che per linee interne anche attraverso acquisizioni, in linea con una strategia non certo inedita per l’azienda, che tra le altre cose nel 1995 ha acquisito Faema, al tempo la principale concorrente. Mentre nel 2005 è nata la holding e contemporaneamente è avvenuta l’acquisizione di Casadio, storica azienda bolognese specializzata in macinadosatori. Nel 2017 un’altra importante acquisizione con Slayer, azienda americana che produce a Seattle macchine per caffè espresso dedicate agli specialty coffee, monorigini di grande qualità che provengono da piccole piantagioni in tutto il mondo. Mentre nel 2019 ha acquisito l’azienda Keber, produttrice di macine per macinadosatori, che ha uno stabilimento produttivo a Dolo, in provincia di Venezia. “Continuiamo a guardarci intorno, consapevoli che la scala è fondamentale per difendere i margini in uno scenario di concorrenza crescente”, conclude.