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Il glossario di termini più utilizzati per parlare di cambiamento climatico

Il glossario di termini più utilizzati per parlare di cambiamento climatico
Da ‘climate change adaptation’ a ‘kaitiakitanga’ passando per ‘marsification’ e ‘teuchnikskreis’, sono alcune delle parole e neologismi più diffusi quando si discute degli effetti delle emissioni di CO2 e del riscaldamento globale secondo Babbel e Pinterest
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Complice il boom di neologismi introdotti a livello internazionale per parlare di riscaldamento globale e cambiamento climatico, la piattaforma per l’apprendimento delle lingue Babbel e il motore di ricerca visiva Pinterest hanno elaborato il vademecum dei termini più utilizzati.

Tra le parole più in voga troviamo ‘climate change adaptation’ e ‘mitigation’. La prima rimanda ai processi di adeguamento agli effetti attuali e futuri del cambiamento climatico mentre la seconda definisce le azioni messe in atto per contrastare il fenomeno prima che gli effetti diventino irreversibili. ‘Climate justice’, invece, evidenzia la correlazione tra il cambiamento climatico e le sue implicazioni sociali e politiche, specialmente per le classi sociali meno agiate.

Più catastrofistici, ma non per questo irrealistici, sono termini come ‘antropocene”, spesso utilizzato per evidenziare la responsabilità umana in relazione agli attuali cambiamenti climatici, e ‘tipping point’, riferito alla soglia critica oltre la quale si innescano cambiamenti rapidi e irreversibili. ‘Marsification’, unione di ‘Mars’ e ‘colonisation’, viene utilizzato tanto per indicare il progetto di una colonia sul pianeta Marte quanto per descrivere la trasformazione del nostro pianeta in una landa arida e desolata simile al pianeta rosso. Tra le espressioni più propositive troviamo ‘flygukam’ e ‘treintrots’ parafrasabili dallo svedese rispettivamente come ‘vergogna di volare in aereo’ e ‘vantarsi di viaggiare in treno’, a sottolineare come i viaggi in aereo siano tra i principali responsabili delle emissioni di CO2.

‘Greta effekt’ fa riferimento, invece, ai cambiamenti nelle abitudini d’acquisto, nelle intenzioni di voto e nelle modalità di viaggio promossi da parte di Greta Thunberg. ‘Net zero emissions’ rimanda, a sua volta, al raggiungimento di un equilibrio globale tra le emissioni di gas serra di natura umana e gli sforzi messi in atto per eliminare l’anidride carbonica dall'atmosfera.

A livello economico non è raro imbattersi nell’espressione “Green deal” riferita al pacchetto di misure europee varate per favorire la transizione ecologica e azzerare le emissioni entro la metà del secolo. ‘Blue economy’ fa riferimento, invece, a un modello che promuove lo sviluppo economico e l’inclusione sociale attraverso l’innovazione tecnologica e il riuso delle risorse. ‘Climate finance’ si riferisce, inoltre, ai finanziamenti messi a disposizione per implementare progetti di mitigazione e adattamento dei cambiamenti climatici.

Per quanto riguarda il rapporto tra clima e società spiccano lemmi come “solastalgia” relativo all’impatto negativo del cambiamento climatico sulla psiche umana legato ad ansia e stress. ‘Teuchnikskreis’, combinazione della parola tedesca ‘teufelskreis’ (circolo vizioso) e ‘technik’ (tecnica), esprime la sensazione di essere bloccati in un circolo vizioso nel quale si utilizzano nuove tecnologie che generano a loro volta altri problemi. ‘Solarpunk’ evoca da un lato l’importanza delle energie rinnovabili e, dall’altro, la necessità di ricorrere ad una lotta pacifica contro il sistema capitalista. ‘Kaitiakitanga’, termine Maori non traducibile in italiano, indica, infine, la responsabilità dell’umanità nei confronti della Terra e la conseguente necessità di contribuire a creare un futuro più sostenibile.