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L'Aceto Balsamico chiede aiuto

La chiusura di ristoranti e hotel ha fatto crollare le vendite. Federico Desimoni, direttore del consorzio di tutela: “Metà delle aziende ha visto un peggioramento del business, un terzo ha subito cali importanti”.

di STEFANIA AOI
La pandemia non risparmia nessuno. Persino i produttori del prezioso aceto balsamico di Modena lamentano danni e chiedono aiuto allo Stato sotto forma di interventi legislativi e contributi. I primi mesi dell’anno in corso erano partiti bene confermando un trend positivo, poi è arrivato Covid 19. “E anche se non ci siamo fermati, un’importante segmento del mercato, quello delle vendite ai ristoranti e agli hotel, ha subito un blocco totale in tutto il mondo con conseguenze molto pesanti per un elevato numero di nostre aziende”, spiega il direttore del Consorzio di Tutela dell’Aceto Balsamico di Modena IGP Federico Desimoni. Incerta anche la proiezione dei dati dei prossimi mesi perché legata ai tempi della ripresa dei consumi fuori casa. Qualche contraccolpo si è avuto anche a livello di grande distribuzione organizzata dove diminuisce l’incidenza dei prodotti premium. “Nel primo quadrimestre – racconta Desimoni - circa metà delle aziende del consorzio sta soffrendo un andamento negativo rispetto all’anno precedente, un terzo ha subito cali di fatturato molto significativi e preoccupanti. Un gruppo di aziende che ha addirittura visto il proprio business azzerarsi”.

Una situazione impensabile nel 2019, anno positivo per l’Aceto Balsamico di Modena Igp, quando il fatturato cresceva considerevolmente in tutti i Paesi del mondo e nel complesso raggiungeva i circa 390 milioni di euro (alla produzione) e il miliardo di euro (al consumo). In crescita anche i livelli produttivi del 6% rispetto all’anno precedente che ha consentito di arrivare a sfiorare quota 96 milioni di litri certificati. Bene anche l’inizio del 2020, dove a giocare un ruolo imprescindibile sono state le esportazioni in oltre 120 Paesi di tutto il mondo, in particolare Stati Uniti, Germania, Francia ma anche i mercati del Far East, con Giappone e Corea del Sud in testa. 
Parte del prodotto così non viene commercializzato e rimane a maturare nelle botti. E il settore spera in un sostegno economico da riconoscere a chi decide di prolungare la fase di affinamento. “Per i propri soci – conclude la presidente del Consorzio, Mariangela Grosoli - stiamo studiando la possibilità di sostegni diretti, la predisposizione di strumenti per facilitare lo sviluppo dell’e-commerce e piani specifici di promozione e comunicazione e, in prospettiva, stiamo pianificando strategie di rilancio del turismo territoriale e della vendita diretta in azienda”.
 
 

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