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Le regioni italiane in etichetta: in crescita i prodotti locali in vendita. Le performance migliori in Molise e Sardegna

Le regioni italiane in etichetta: in crescita i prodotti locali in vendita. Le performance migliori in Molise e Sardegna
Con una crescita annua dell'offerta a scaffale dell'11%, questo assortimento nella Penisola ha realizzato oltre 2,8 miliardi di sell-out. Le regioni con il giro d'affari più grande sono Trentino-Alto Adige e Sicilia. I dati dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy
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Tra generi alimentari e bevande, superano quota 10mila i prodotti venduti in super e ipermercati che riportano in etichetta l'indicazione della regione di provenienza. Con una crescita annua dell'offerta a scaffale dell'11%, questo assortimento ha realizzato oltre 2,8 miliardi di sell-out nei 12 mesi fino a giugno 2022. A rivelarlo è l’ultima edizione dell’Osservatorio Immagino di GS1 Italy, che monitora l’andamento delle vendite di quasi 130 mila prodotti di largo consumo suddivisi in 11 carrelli “tematici” che identificano altrettanti fenomeni di consumo. Il report sottolinea che tra le regioni che hanno registrato gli incrementi maggiori nelle vendite sono state Molise (+10,7% il sell-out), Sardegna (+8,3%) e Liguria (+6,3%); ma il giro d'affari più grande, generato dai prodotti che riportano la loro origine in etichetta, rimane quello del Trentino-Alto Adige: al secondo posto la Sicilia, al terzo l'Emilia Romagna.

I dati

Più nel dettaglio, l'Osservatorio fa notare che il valore delle vendite è diminuito leggermente (-0,5%), in contrasto con la crescita del fatturato del 5,4% registrata nel periodo finito a giugno 2021. E stila la classifica delle regioni che cavalcano il trend della valorizzazione dei prodotti locali, contribuendovi con il maggior numero di referenze a scaffale e con il più alto valore delle vendite di prodotti in cui sono indicate in etichetta.

Il Trentino-Alto Adige è in testa: le 974 referenze che esplicitano sulle confezioni la provenienza da questo territorio hanno realizzato oltre 372 milioni di euro di vendite. Tuttavia, l'andamento rispetto al periodo precedente è stato leggermente negativo (-0,7%), a causa soprattutto dei settori vini Doc e Docg, salumi interi e in tranci, formaggi a pasta filata e yogurt. Diversamente, quelli che sono cresciuti di più sono stati spumante classico, latte fresco, latte Uht e mele.

Al secondo posto per giro d'affari la Sicilia, con oltre 347 milioni di euro di sell-out, in leggero aumento rispetto all’anno finito a giugno 2021 (+0,9%). Tra i 1.141 prodotti che segnalano in etichetta la provenienza da questa regione sono stati i vini Igp e Igt, la limonata, i gelati multipack (coni), il panettone, le birre e la passata di pomodoro quelli che hanno contribuito alla crescita delle vendite. In terza posizione l'Emilia Romagna, che pur riportando un calo del -2,6% rispetto all’anno mobile precedente, ha realizzato 298 milioni di euro di vendite.

La classifica completa vede al quarto posto il Piemonte (295 milioni di euro, +0,2%), seguito da Veneto (274 milioni, -3,7%), Toscana (251 milioni, -0,6%). C'è poi la Sardegna, che con 180 milioni di euro di vendite ha riportato una crescita +8,3%, distinguendosi per una delle performance migliori nei 12 mesi considerati dallo studio. I prodotti più rappresentativi sono stati il latte Uht, i vini Doc e Docg (in particolare bianchi), le mozzarelle, i formaggi grana e simili.

Nell'elenco seguono poi Lombardia (162 milioni di euro, -4,3%), Puglia (156 milioni, +1,2%), Umbria (+2,8%), Campania (114 milioni, -5,2%), Calabria (107 milioni, -0,2%).

Il Molise si guadagna il titolo di best performer di questa rilevazione: i suoi 129 prodotti hanno visto crescere le vendite del 10,7%, portandole a superare i 91 milioni di euro. Il contributo più importante è venuto dalla pasta di
semola e dalla passata di pomodoro. Più dietro in classifica ci sono Lazio (85 milioni di euro, -10%), Marche (79 milioni, +2,3%), Liguria (24,2 milioni, +6,3%), Friuli Venezia-Giulia (40,4 milioni, -10,6%), Abruzzo (40,4 milioni, -4%), Basilicata (20,1 milioni, -8,8%) e Valle d'Aosta (8,4 milioni, -3%).