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La pandemia ha cambiato il nostro modo di viaggiare, partendo dalle parole

"Staycation", "sea-working", "south-working" sono alcuni dei termini diventati di uso comune. L'impossibilità di viaggiare e il lavoro da remoto hanno aperto alla possibilità di scoprire le bellezze che abbiamo dietro casa

di Flaminia Giurato

C’erano una volta le vacanze a lungo raggio, verso mete esotiche, in altri continenti. Ma non mancavano i viaggi a medio e corto raggio, tipicamente in Europa, effettuati magari nell’arco di weekend sfruttando un volo low-cost. Il tutto documentato e condiviso sui social con foto e filmati. C’erano e non ci sono più. Complici la pandemia e le restrizioni alla mobilità che ne sono seguite, i viaggiatori italiani - e non solo - hanno trovato, tuttavia, nuove ispirazioni di viaggio per riprendere a sognare.

Sono molti quelli che sono tornati nel proprio luogo di origine per rivedere i propri affetti. Altri hanno deciso di rimanere a casa, riscoprendo la propria città. Altri ancora hanno optato per mete di prossimità, vicine e, spesso, dalle mille sorprese. Cambia quindi il modo di pensare ai viaggi. Ma muta anche il modo di vivere e condividere le proprie esperienze. Sui social e non. E si fanno largo nuove parole entrate velocemente nel lessico comune.

Babbel, app che migliora le abilità linguistiche, e Piratinviaggio, piattaforma online specializzata nelle offerte turistiche low-cost del gruppo HolidayPirates, hanno stilato una lista di termini e hashtag utile ad interpretare e comprendere al meglio i cambiamenti in atto nel settore turistico. Sia in Italia sia all’estero visto che il trend è globale.
 
Nonostante il 29% degli intervistati abbia dichiarato che una vacanza è tale solo quando si può viaggiare fuori regione o all’estero, uno degli hashtag più usati nel corso del 2020 è stato “staycation”, ad indicare la tendenza a trascorrere le vacanze facendo i turisti nella propria città o, comunque, nelle immediate vicinanze, per riscoprirne il fascino e la bellezza. Non a caso il 35% degli italiani intervistati ha affermato di aver visitato luoghi fantastici ancorché di prossimità, contribuendo a far emergere piccole realtà e borghi poco noti.

Moltissimi sono poi coloro i quali hanno deciso di lavorare in regime di “smart-working” soggiornando in località turistiche. Esentati dall’obbligo di recarsi in ufficio, dispongono di un ventaglio di opportunità pressoché infinito. Ben il 54% degli italiani vorrebbe fare smart-working, anche soggiornando in un altro Paese per poterne scoprire la cultura e le usanze. Ed ecco che compare il neologismo “work-ation" ovvero la propensione a lavorare da remoto risiedendo in luoghi di villeggiatura, al mare o in montagna, all’estero o in campagna. Con l’accortezza di aspettare fino a dopo l'orario di lavoro o il fine settimana per fare il turista o, semplicemente, per farsi una passeggiata.

Una nuova voce di uso ormai comune in Italia è “south-working”. Fa riferimento alle tante persone di origine meridionale che, per lavoro, pur continuando a risiedere nel Nord Italia, sono tornate temporaneamente al Sud, nei loro paesi di origine. Da segnalare, infine, il fenomeno del “sea-working”. Rimanda alla possibilità di lavorare in barca nel magari nel mare di Puglia. Qualora il lavoro da remoto diventasse la norma, molti opterebbero sicuramente per soggiorni in luoghi ameni meglio se vicini al mare.

Gli sviluppi della pandemia sono ancora imprevedibili ma, fortunatamente, l’Italia sembra in grado di offrire gli spunti giusti per soddisfare le nuove tendenze di viaggio alla ri-scoperta del Bel Paese.

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