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A Trento Steve McCurry e la fotografia della vita dell'uomo in alta quota

Steve McCurry, Mongolia, 2018
Steve McCurry, Mongolia, 2018 
Fino al 19 settembre è possibile vedere le 130 immagini scattate in ogni angolo del mondo. "Terre Alte" è una personale che invita a riflettere sui cambiamenti climatici e antropologici
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Fino al 19 settembre il Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto (Mart) dà spazio al celebre fotografo contemporaneo Steve McCurry. In particolare, ideata da Vittorio Sgarbi e Gabriele Accornero, la personale “Terre Alte” mette in scena 130 immagini scattate sulle “terre alte” del mondo.

Curata da Biba Giacchetti e Denis Isaia, Terre Alte è un vero e proprio viaggio tra le altitudini di tutti i Paesi mondo: dall'Afghanistan all'India, dal Tibet alla Mongolia. La rassegna nasce con l'intento di raccontare come i popoli della montagna abbiano dei tratti antropologici in comune. L'allestimento analizza, inoltre, come i paesaggi sconfinati immortalati dal fotografo offrano al pubblico la percezione di un profondo senso d'infinito.

L'esposizione è un'imperdibile occasione per apprezzare alcuni lavori inediti di McCurry nel ruolo di fotografo paesaggista. Le meravigliose immagini in mostra sono state rese possibili proprio dalle altezze che il fotografo ha raggiunto. L’instancabile desiderio di esplorare, scoprire e rivelare il mondo ha portato McCurry a narrare altitudini sospese fra cielo e terra, catturando l’armonia fra paesaggio, esseri umani e animali e documentando la fragilità della vita in condizioni estreme. Dai suoi viaggi in Siria, Pakistan, Birmania è affiorata tutta l'essenza dell'umanità ben rappresentata dai poetici protagonisti dei suoi ritratti.

Terre Alte vuole essere anche lo spunto per una riflessione sui cambiamenti climatici e antropologici e sulla decolonizzazione culturale. In tutta l’opera di McCurry ricorre uno spirito politico, una vena ecologista e pacifista, un profondo impegno umanitario riconoscibile nella rappresentazione di culture sottorappresentate o ignorate. Nei lavori del fotografo americano è presente, infatti, un profondo dato antropologico che nasce dall'esigenza di rappresentare la difficile condizione dell'uomo nel nostro tempo. Proprio per questo la personale è realizzata in collaborazione con il Museo delle Scienze (Muse), istituzione museale che mette in dialogo natura e scienza con le discipline umanistiche.

Nel percorso museale è allestita anche una sala speciale che racconta l'iter della carriera di Steve McCurry, attraverso undici delle sue fotografie più famose. Si comincia con il celebre ritratto della ragazza afgana, immagine diventata una vera e propria icona di bellezza femminile senza tempo. Sempre negli spazi espositivi del Mart, prosegue la mostra Camera Picta. Curata da Margherita de Pilati, Gabriele Lorenzoni e Federico Mazzonelli, l'iniziativa reinterpreta l'antico concetto di ambiente presentando una decorazione a 360° capace di modificare la percezione stessa dell'architettura che la contiene. Otto artisti contemporanei sono stati così invitati a creare delle speciali "camere picte" utilizzando media tradizionali e tecniche contemporanee.