Il dialogo fra cinema e arti figurative è il focus della mostra che la Fondazione Magnani-Rocca dedica a Pier Paolo Pasolini dall'11 settembre negli spazi della Villa di Mamiano di Traversetolo (Parma). In particolare, “Pier Paolo Pasolini. Fotogrammi di pittura” evidenzia i modelli pittorici adottati da parte del poet e regista bolognese come riferimenti per il suo singolare linguaggio cinematografico.
Le inquadrature che Pasolini amava costruire come scene dipinte non erano semplicemente delle citazioni estetiche, ma esprimevano con efficacia contenuti complessi che diventavano subito comprensibili. La citazione artistica veniva rappresentata attraverso la messa in posa, i lunghi primi piani e la messa in scena di veri e propri tableaux vivants.
È il caso, per esempio, di uno dei quattro episodi del lungometraggio Ro.Go.Pa.G che racconta le vicende di una troupe impegnata nelle riprese di una passione di Cristo nella campagna romana. Nell'episodio “La Ricotta”, il cineasta ricostruisce a immagine vivente la monumentale “Deposizione di Cristo” di Rosso Fiorentino e l'imponente pala, di analogo soggetto, del Pontormo. Numerosi sono i riferimenti pittorici anche in “Il Vangelo secondo Matteo” e “Teorema”, dove le inquadrature ci riportano alle opere di Piero della Francesca e di Francis Bacon.
Nel film “Mamma Roma” emerge l’influenza che il celebre studioso e critico d’arte Roberto Longhi ebbe su un giovane Pasolini studente all’Università di Bologna. Così Ettore, il ragazzo protagonista della pellicola, viene rappresentato con una cesta di frutta sulle mani come la figura del “Fanciullo con canestro di frutta” di Caravaggio. La drammatica immagine finale del ragazzo legato nell’infermeria della prigione rievoca, infine, il “Cristo morto” di Andrea Mantegna, in una evidente sovrapposizione del sacrificio di Cristo con le sofferenze della povera gente.
Per poter comprendere al meglio il dialogo tra cinema e arti figurative, il percorso della rassegna mette in esposizione la galleria fotografica delle opere d’arte che Pasolini ebbe come riferimento, in accostamento alle scene tratte dai film. Curata da Stefano Roffi e Mauro Carrera, l'iniziativa espone anche i costumi realizzati per le varie pellicole come quello indossato da Silvana Mangano in “Decameron”.
In mostra, infine, le locandine originali delle opere cinematografiche che fecero scandalo e rare fotografie d'epoca. L'iniziativa si fregia del patrocinio e della collaborazione del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia (Pordenone) e del Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini presso la Fondazione Cineteca di Bologna.