
A scapito degli originali produttori. Eppure sono sempre loro; bianchi e carnosi, saporiti e delicati, che vengono coltivati solo in quei piccoli fazzoletti di terra addossati sulle Prealpi, in provincia di Varese, tra roccoli e antichi sentieri del contrabbando. Così radicati, che nel mese di maggio, ogni anno il comune di Cantello organizza una fiera dedicata al suo prodotto tipico, che nel 2020 toccherà la sua 80esima edizione.
Non si scappa: i caratteristici asparagi bianchi cantellesi sono questi: circa 500 quintali all’anno di prodotto, con un mercato che spazia dal nord Italia alla Svizzera e guarda ai consumatori finali, ai supermercati, ai ristoranti. I rinomati asparagi bianchi cantellesi contano circa una decina di produttori tutti nel paesino in provincia di Varese e vengono venduti a un prezzo medio di 9 euro a mazzo in media. Un prezzo alto rispetto ad altri loro “simili”, ma che ha trovato la sua nicchia di distribuzione e che colloca il saporito ortaggio tra i vegetali ricercati.
D’altronde il territorio di produzione è ristretto: basti pensare che i produttori più grossi (circa 4) coltivano su terreni di 1 fino a un massimo di 2 ettari, per poi arrivare ai coltivatori più piccoli (circa 3 o 4 aziende agricole). Quelli con i terreni più ampi soprattutto avevano aderito all’Igp. Ma a seguito di un controllo, l’utilizzo del marchio è stato bloccato, perché i prodotti non rispettavano alcune norme del disciplinare, vale a dire l’insieme di regole sulla coltivazione, la zona di raccolta, la lavorazione, eccetera. Dal diametro degli asparagi al ciclo della messa in commercio “Nel disciplinare c’è scritto 48 ore, ma ad esempio chi serve i supermercati che il sabato non prendono merce supera il limite di tempo” spiega Giannino Brusa presidente dell’associazione per la produzione dell’asparago di Cantello e per il suo riconoscimento Igp.
Un altro esempio: nel vecchio disciplinare c’era scritto che “i terreni destinati a questa coltura devono essere franco-sabbiosi, ovvero a maggior contenuto di sabbia. “Ma non tutti i campi coltivati ad asparago lo sono, pur crescendo l’ortaggio perfettamente” specifica Brusa. L’organismo di controllo ha evidenziato le varie mancanze. Per rientrare nei parametri, si è dovuto rivedere il disciplinare, con la collaborazione dei tecnici di Regione Lombaridia, riscrivendolo in chiave più realistica. Ora si dovranno aspettare tutti i passaggi di autorizzazione per poi impiegare nuovamente l’Igp a pieno titolo. “Avevamo redatto un disciplinare troppo restrittivo, che alla fine ci ha penalizzati” sottolinea Brusa. Nel frattempo? “Continueremo a produrre i nostri asparagi, ma abbiamo dovuto cambiare tutte le fasce e non potremo chiamarli Asparagi di Cantello, perchè questo è il nome dell’Igp, li chiameremo asparagi bianchi intanto”.
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