Quando si parla di pistacchio d'eccellenza, il primo nome che viene in mente è quello di Bronte. La cittadina siciliana in provincia di Catania ha legato indissolubilmente il proprio nome a questo prodotto, tanto gustoso quanto prezioso, amato da cuochi e buongustai di tutto il mondo. Quello di Bronte non è più, tuttavia, l'unico pistacchio siciliano a potersi fregiare dell'ambito marchio. Da qualche giorno l'Ue ha attribuito la Dop anche a quello di Raffadali, in provincia di Agrigento, contribuendo, dunque, a rendere la Sicilia una vera e propria “isola del pistacchio”. Grazie alla nuova registrazione, la regione ha raggiunto 69 denominazioni Dop Igp - di cui 38 del comparto cibo e 31 del comparto vino - considerando anche le tre 3 Stg, a dimostrazione della ricchezza di biodiversità del territorio.
Originario delle zone aride dell'Asia, il pistacchio venne introdotto in Sicilia da Lucio Vitellio già nel 30 d.C. In base alla ricostruzione operata dal botanico Minà Palumbo, furono gli Arabi ad intraprenderne la coltivazione nel IX-XI secolo diffondendola oltre che sulle falde dell’Etna anche nei territori compresi tra Agrigento e Caltanisetta. Assieme a Bronte, Raffadali è il principale distretto siciliano di produzione del pistacchio.
Oltre che a Raffadali, la neo Dop viene coltivato da parte di un centinaio di produttori anche nelle contrade di Joppolo Giancaxio, Santa Elisabetta, Agrigento, Cianciana, Favara, Racalmuto, Sant’Angelo Muxaro, San Biagio Platani, Cattolica Eraclea, Casteltermini, Santo Stefano Quisquina, Aragona, Comitini, Grotte, Montallegro, Alessandria della Rocca, Siculiana, Realmonte, Naro, Porto Empedocle, Castrofilippo, Campobello di Licata, Ribera, Canicattì, Palma di Montechiaro, Ravanusa, Camastra, in provincia di Agrigento, e Montedoro e Serradifalco, in provincia di Caltanissetta.
Rispetto a quello di Bronte, coltivato in un comprensorio tipicamente vulcanico, il pistacchio di Raffadali cresce in un terreno calcareo e sabbioso che contribuisce a conferirgli un sapore dolce, gradevole e pronunciato. L’ideale per preparare i dolci tipici di Agrigento quali sono, tra gli altri, i ricci e i gelati al pistacchio. La Dop, riconosciuta dall'Unione europea, è riservata al prodotto in guscio, sgusciato o pelato della specie "pistacia vera" appartenente alla cultivar “Napoletana”, chiamata anche “Bianca” o “Nostrana”, innestata su “Pistacia terebinthus”.
Il frutto è caratterizzato da una forma allungata e da un bel colore verde. Può essere immesso al consumo in sacchi di tessuto o altro materiale idoneo, fino a 25 kg di peso per il prodotto da utilizzare nella trasformazione e non destinato al consumatore finale. In idonee confezioni trasparenti o con finestra trasparente che consenta di vedere il prodotto, per i frutti destinati al consumatore finale.
Con la registrazione della nuova Dop, l’Italia raggiunge quota 313 Ig Cibo - di cui 173 Dop, 137 Igp e 3 Stg - alle quali si aggiungono 526 prodotti vitivinicoli, per un totale di 839 denominazioni Dop Igp Stg. Oltre a 34 Ig delle bevande spiritose per un totale di 873 Indicazioni geografiche.