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Valtellina, "Alle origini del gusto" dei formaggi Casera e Bitto

La nuova campagna di promozione del consorzio delle due Dop di montagna prevede anche un percorso di turismo esperienziale. Cresciute le vendite nella Gdo
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L’emergenza Coronavirus non ha fermato la produzione di Bitto e Valtellina Casera. E anche se il consorzio non ha potuto festeggiare i 25 anni della Dop lo scorso anno, il 2021 si prepara a celebrare le due specialità di montagna con una nuova campagna di promozione e persino un cammino dedicato. “Alle origini del gusto” dal claim “Assapora il tempo della natura” permetterà infatti di conoscere più da vicino i due prodotti caseari della Valtellina legati alla montagna, dalle origini di tradizione celtica del Bitto fino a quella delle prime latterie turnarie di Sondrio per il Casera.

È previsto un piano di investimenti sul territorio per il biennio 2021-2022 del valore complessivo di 600mila euro. Lo ha annunciato durante la conferenza stampa del 25 maggio il vicepresidente del consorzio, Franco Marantelli Colombin, alla presenza dell’assessore all'Agricoltura, alimentazione e sistemi verdi della Regione Lombardia, Fabio Rolfi.

Intanto i numeri danno soddisfazioni: secondo gli ultimi dati diffusi dal Consorzio, il 2020 si è chiuso con 13 milioni di euro di fatturato (l’85% rappresentato dal Valtellina Casera e il 15% dal Bitto) in sostanziale parità sull’anno precedente. La produzione si è attestata a 19.130 quintali (17.030 per il Valtellina Casera e 2.100 per il Bitto) grazie a una filiera che conta 133 allevamenti, 13 caseifici (di cui 6 acquirenti primari/cooperative) e 16 stagionatori per il Valtellina Casera, mentre 54 alpeggi produttori (di cui una cooperativa) e 10 stagionatori per quella del Bitto. Una realtà produttiva che dà lavoro a un indotto di circa 650 persone, e che è pronta a rafforzare la sua presenza sul mercato.

La nuova campagna di promozione

Le due Dop, apprezzate per la loro tipicità e legame con la montagna, sono ancora poco conosciute dal grande pubblico. È la fotografia di Bitto e Valtellina Casera Dop scattata dall’indagine SG marketing “Conoscenza e percepito dei formaggi Bitto e Valtellina Casera Dop tra i consumatori italiani” presentata in occasione dei 25 anni di ottenimento della Dop per i due prodotti tipici. Un italiano su 4 conosce Bitto e Valtellina Casera, ma 6 conoscitori su 10 ne diventano consumatori. Conoscerli sul territorio, con proposte di turismo esperienziale, sarà un driver importante nei piani futuri del consorzio.

Nasce il cammino del Valtellina Casera e Bitto

Alle due eccellenze valtellinesi sarà dedicato anche il primo cammino del Valtellina Casera e Bitto Dop, che sarà inaugurato a luglio e permetterà di conoscere luoghi e segreti di produzione: dagli alpeggi alla mungitura, fino alla lavorazione tradizionale e ai ristoranti dove degustarli, I percorsi saranno raccontati attraverso una cartina a disposizione dei turisti nei punti informativi e negli enti turismo locali. Non mancheranno sinergie con gli altri consorzi locali, in primis quelli del vino, che si traducono in abbinamenti enogastronomici.

Da luglio infatti, il calendario di valorizzazione delle due Dop si farà intenso, per proseguire per tutto il biennio 2021-2022: attività di comunicazione, ma anche tante esperienze sul campo per far vivere l’unicità di questi due prodotti, ancora poco conosciuti al di fuori dei confini regionali.

Bitto e Casera: ancora da conoscere

A confronto con altre Dop casearie, come Gorgonzola, Asiago e Fontina - che vantano oltre il 90% di notorietà a livello nazionale, e sono state assaggiate almeno una volta in media dal 78% degli italiani - Bitto e Valtellina Casera sono conosciuti dal 22% e dal 25% degli intervistati, con una penetrazione al consumo del 13% e del 15%. È la fotografia che emerge dallo studio di Sg Marketing. E che cambia, se si restringe il campo degli intervistati al Nord-Ovest d’Italia. In questo caso, i due formaggi sono conosciute da oltre la metà dei residenti (54%), con una penetrazione al consumo rispettivamente del 39% e 36%.

Al pari di Asiago e Fontina, Bitto e Valtellina Casera sono percepiti come tipici di un territorio (54%), prodotti secondo le regole della certificazione Dop (45%) e formaggi di alpeggio (43%), anche se di fatto il Valtellina Casera è un formaggio di latteria.

Chi li consuma li ama e ne distingue le specificità: il 52% dei conoscitori del prodotto è consapevole del fatto che Bitto e Valtellina Casera vengono prodotti rispettando le regole della tradizione del territorio valtellinese e che i due formaggi vengono realizzati uno in estate, portando i bovini al pascolo in alta quota, e l’altro in inverno, quando i bovini scendono nelle stalle di fondo valle.

Sostenibilità e italianità

Sono due le immagini maggiormente associate dai consumatori ai formaggi Dop Bitto e Valtellina Casera: la montagna, con i suoi valori tipici di naturalezza e genuinità (63% e 61%), e il gusto inconfondibile (58% e 46%). Si posiziona in terza battuta la produzione a chilometro zero, con l’approvvigionamento del latte direttamente in valle (38% e 40%). Dato che si concilia bene con le richieste degli italiani sulla sostenibilità dei formaggi.

Sostenibilità che, dopo l’italianità, la Dop e il prezzo concorrenziale, è il quarto tra i fattori principali nella scelta dei formaggi. Nella percezione del consumatore, per essere sostenibile, un produttore di formaggio deve, infatti, utilizzare solo latte a chilometro zero (35% delle citazioni), garantire il benessere animale (34%), ottimizzare l’utilizzo di energia e acqua (28%), impiegare energia derivante da fonti rinnovabili (27%) e mantenere i metodi di produzione tradizionali/artigianali (22%).

Gdo primo canale distributivo

A fare da traino tra le due Dop, sia in termini produttivi che di fatturato, è il Valtellina Casera, che nell’ultimo anno ha registrato un’impennata produttiva del 20,5% (passando dai 14.130 quintali del 2019 ai 17.030 nel 2020) a cui non è seguito però un deprezzamento.

“Le dinamiche di mercato innescate dal Covid – ha spiegato il vicepresidente del consorzio di Tutela Valtellina Casera e Bitto, Marantelli Colombin – hanno portato gli allevatori a destinare meno quantità di latte per la produzione del fresco in favore di una maggiore produzione di formaggi stagionati. Nonostante i surplus produttivi, va dato atto ai nostri produttori di aver avuto la capacità di trovare costanti sbocchi di mercato per il Valtellina Casera, attraverso la Gdo che rimane il primo canale distributivo. Negli ultimi tempi per questa Dop registriamo un costante un trend di crescita in termini quantitativi, con un +26,7% negli ultimi 5 anni”.  

In flessione, invece, la produzione del Bitto Dop: 2.100 quintali prodotti nel 2020 contro 2.300 del 2019 (-8,7%). Per Marantelli Colombin, a influire sul dato, sono state due stagioni piuttosto sfavorevoli, che hanno portato nel 2020 le mandrie a spostarsi in alpeggio più tardi rispetto al solito.