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L’ape nera diventa presidio Slow Food. La sua esistenza è però a rischio

Tipica della provincia di Imperia, è nata dall'incrocio tra una razza italiana e una francese. La mano dell'uomo ne sta mettendo in pericolo l'esistenza
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Per una volta l’istituzione di un nuovo presidio Slow Food non riguarda direttamente un alimento, bensì un’ape, quella nera del Ponente Ligure, alla quale è stata riconosciuto il valore di un ecotipo locale, capace di adattarsi, di evolversi e, soprattutto, di resistere alle minacce esterne e alle condizioni climatiche avverse.

Frutto di un’ibridazione naturale stabile che va avanti da millenni tra l’ape bionda, l’Apis mellifera ligustica endemica della penisola italiana, e la nera Apis mellifera mellifera, proveniente dalla vicina Francia, l’ape nera del Ponente Ligure è diffusa in un’area corrispondente più o meno alla provincia di Imperia, all'estremitá occidentale della Liguria. Una zona di confine, aspra e dura, in parte disabitata, racchiusa tra il mare e la montagna, caratterizzata da strette e lunghe valli spesso inaccessibili e selvagge che hanno offerto a questa popolazione di api l’habitat ideale per svilupparsi.

"È un ecotipo molto resistente, direi quasi rustico - spiega Fabrizio Zagni, apicoltore, tecnico apistico di Apiliguria, referente dei tre produttori del presidio Slow Food -, ma sa anche essere molto generoso ed economicamente vantaggioso nell’allevamento proprio perché già adattato al proprio ambiente e in continua evoluzione con esso".

A renderla davvero speciale è la sua resistenza a una delle più pericolose piaghe che minacciano la sopravvivenza di tante altre api, l'acaro Varroa Destructor, che, insieme all'impiego dei pesticidi in agricoltura e al cambiamento climatico, rappresenta il principale problema degli apicoltori. L'ape nera del Ponente Ligure, nel tempo, ha dimostrato di riuscire a sopravvivere a questo acaro da sola, senza particolari interventi da parte degli allevatori. "Per questo motivo - prosegue Zagni - crediamo e investiamo in pratiche apistiche che consentano alle api di trovare nelle proprie risorse genetiche le risposte alle sempre più difficili sfide ambientali".

Anche l'ape nera ha, però, le sue difficoltá da affrontare. Oltre ai già citati cambiamenti climatici e ai pesticidi, si trova a dover fare i conti con l'aggressiva vespa Velutina e con l'erosione genetica. Se questa ape rischia di scomparire è, di fatto, a causa dell’introduzione reiterata, da parte dell’uomo, di altre sottospecie di api o di ibridi commerciali. Per questo l'istituzione del presidio è così importante.

Gli apicoltori del presidio hanno evitato, infatti, l'adozione di tali pratiche di allevamento, ritenendo che la migliore apicoltura da praticare nella zona fosse quella che permettesse alle api di attingere dal proprio antico corredo genetico le risorse necessarie a superare le future sfide. Perché allevare un insetto dal quale dipendono gran parte delle dinamiche di impollinazione e, dunque, i delicati equilibri dell'ecosistema, è una grande responsabilitá, così come lo è preservare delle api autoctone nate da una selezione naturale durata millenni e che, dunque, hanno superato, come ricorda Zagni, "sfide enormi e crediamo che saranno ancora in grado di continuare a farlo, se solo gliene daremo la possibilità".