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L'Orto del Futuro è a Milano: i "future foods" per cambiare il mondo

Fa parte del progetto BuonCibo di Knorr, che mira a ottenere un impatto positivo in tema di sostenibilità, benessere e inclusione. I prodotti saranno destinati a famiglie in difficoltà
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A Milano è nato il primo "Orto del Futuro". Nel cuore del Parco Agricolo Sud, nei terreni della Cooperativa sociale agricola Agrivis, da qualche mese sono stati piantati alcuni tra i "Future 50 Foods", gli alimenti accomunati dall'alto valore nutrizionale e il basso impatto ambientale, scelti da Wwf Uk e dal Centro di salute e nutrizione pubblica dell'Università di Washington.

Un progetto inaugurato ufficialmente in questi giorni, in occasione della terza edizione del progetto BuonCibo di Knorr, programma avviato dall'azienda nel 2019 con l'obiettivo di incoraggiare sempre più persone a scegliere un'alimentazione più sostenibile, con effetti positivi per la società e per il pianeta. La riscoperta di questi cibi permette di aiutare a salvaguardare il futuro degli alimenti, rompendo quella che gli esperti chiamano la "monotonia dei pasti", secondo cui il 75% dell'approvvigionamento alimentare mondiale proviene da sole 12 specie vegetali e 5 specie animali.

I tre obiettivi: sostenibilità, benessere, inclusione

L'orto del futuro nasce grazie alla collaborazione tra Knorr e Agrivis, cooperativa sociale agricola del Gruppo L'Impronta, che ha destinato alcuni terreni alla coltivazione di una selezione di ingredienti, tra cui erbette, cavolo riccio, coste, cavolo nero e spinaci. Un progetto che punta ad avere un triplice risultato positivo: sull'ambiente attraverso la promozione di ingredienti "a basso impatto", sul benessere, grazie alla riscoperta di un'alimentazione nutriente che prediligerà sempre più verdure e legumi, e sulle persone, sottolineando l'importanza dell'attivazione di partnership virtuose tra aziende e il terzo settore. Sarà possibile infatti dare lavoro a categorie svantaggiate e donare alimenti a persone in condizioni di difficoltà.

"L'Orto del Futuro va a rafforzare la nostra strategia di inclusione lavorativa delle persone fragili e di sensibilizzazione della cittadinanza sui temi della sostenibilità e dell'alimentazione sana e consapevole. - commenta Andrea Miotti, presidente di Agrivis -. La nostra cooperativa sociale, sin dalla nascita, ha dato sempre grande rilievo alle partnership con le aziende sensibili a questi temi. Questo Orto del Futuro, con le sue referenze che ben si adattano alle condizioni ambientali del milanese, si integra con le coltivazioni già esistenti, ampliandone la gamma. I prodotti dell'Orto del BuonCibo non saranno messi in vendita, ma saranno destinati a famiglie che si trovano in difficoltà economica nell'area periferica del Sud Milano".

Un progetto ambizioso, come conferma anche Mariangela Capolupo, marketing manager Unilever Knorr: "Un'alimentazione sostenibile, ricca di gusto, e soprattutto varia è la base di un futuro migliore. Partendo dalle scelte che facciamo ogni giorno a tavola possiamo cambiare il mondo in cui viviamo, bastano piccoli e semplici gesti quotidiani per fare una grande differenza: mangiare più verdure, più legumi e introdurre una maggiore varietà di ingredienti nella propria alimentazione. Abbiamo una base molto solida da cui siamo partiti - i 50 ingredienti del futuro - attorno alla quale stiamo costruendo un programma che ha l'ambizioso obiettivo di arrivare a tutti, in maniera coinvolgente, diretta e divulgativa".

"È per questo che stiamo lavorando con Agrivis anche al lancio dei laboratori dell'Orto del Futuro che coinvolgeranno i più piccoli e le loro famiglie dal 2022. - aggiunge Capolupo - Ma non solo, il 2022 vedrà tante iniziative per raggiungere tutte le persone che non vivono a Milano ma hanno voglia di aderire al programma. Andremo ad aggiungere nuovi tasselli importanti al programma con nuovi orti sul territorio nazionale".

Fare la differenza in cucina: la guida "Buon Cibo"

Tre esperti, con competenze diverse tra loro, hanno arricchito il progetto sviluppando una "Guida del BuonCibo", strumento che si prefigge l'obiettivo di rendere la scienza - intesa come nutrizione, sostenibilità e gastronomia - alla portata di tutti. Le ricette all'interno della guida sono state ideate dallo chef Roberto Valbuzzi, validate da un punto di vista nutrizionale della nutrizionista specialista in Scienza dell'alimentazione Evelina Flachi e, per quanto riguarda l'impatto ambientale, approvate dal professor Fabio Iraldo della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa.

"L'alimentazione è la principale responsabile di oltre il 20% dell'impatto globale rispetto a problemi come cambiamento climatico, consumo di risorse idriche, consumo di suolo e impoverimento di risorse energetiche non rinnovabili. La chiave di un'alimentazione sostenibile non è soltanto quella della scelta degli alimenti che acquistiamo, ma anche la combinazione, l'uso e le cotture degli stessi. Possiamo fare la differenza anche dalla nostra cucina", sottolinea il professor Iraldo.

Il percorso che porta al futuro non passa quindi esclusivamente dall'innovazione tecnologica, ma si basa anche in maniera importante sulla riscoperta della nostra ricca cultura gastronomica. "Lavoriamo da sempre per fare la differenza in termini di impatto ambientale, sociale e alimentare nel mondo. - spiega Barbara Cavicchia, marketing director food&beverage Unilever -. Il nostro programma si inserisce all'interno di un impegno più ampio del gruppo Unilever, nei confronti delle grandi sfide globali legate all'ambiente. A dimostrazione dell'impegno siamo anche in prima linea in questi giorni come principale partner della Cop26, in occasione della quale ribadiremo il nostro intento di aiutare ad accelerare un cambiamento positivo".

"Di recente abbiamo ricevuto un importante riconoscimento in questo senso, essendoci classificati primi al World Benchmarking Alliance, il ranking lanciato dall'Onu nel primo summit dedicato al sistema alimentare, che posiziona Unilever al primo posto tra le più grandi e influenti aziende alimentari globali, analizzando le performance e i risultati nell'ambito dell'agenda di trasformazione dei sistemi alimentari. Non è un traguardo, ma uno stimolo a fare meglio e a superare noi stessi", conclude Cavicchia.