Produzione in calo per Bresaola della Valtellina Igp, che nel 2022 ha perso un milione di chilogrammi rispetto all’anno precedente, attestandosi a quota 12.300 tonnellate. Poco meno di 35mila, invece, le tonnellate di materia prima avviate alla lavorazione (-7,8% rispetto al 2021). Tengono, fortunatamente, il valore al consumo, pari a 492 milioni di euro (+0,6% sul 2021), e l’occupazione, oltre 1.400 addetti impegnati in 16 aziende certificate. In particolare, fiore all’occhiello della provincia di Sondrio, Bresaola della Valtellina continua a incidere sull'83% della produzione dell’intero distretto agroalimentare di qualità della Valtellina.
A livello distributivo, la Gdo si conferma il principale canale di vendita dell’Igp, assorbendo l’80% della produzione totale. L'export rappresenta, a sua volta, il 5% della produzione, in linea con i risultati del 2021, attestandosi a quota 13,5 milioni di euro (-5,16%): 615 le tonnellate di Bresaola della Valtellina esportate nei Paesi Ue ed extra Ue (-9,47% sul 2021).
A pesare sull’andamento del comparto sono stati, in primis, caro energetico e aumento dei costi della materia prima. "L'inflazione, peraltro, ha spinto molti consumatori verso prodotti di fascia di prezzo più bassa - afferma Mario Francesco Moro, neopresidente del Consorzio di tutela Bresaola della Valtellina - Talvolta, però, spendere qualcosa in più per un prodotto di qualità può diventare un buon investimento in termini di praticità di utilizzo e di salute”.
In effetti, la Bresaola della Valtellina è tra i salumi più salutari in assoluto, ricco com’è di proteine nobili importanti per l'organismo. Come previsto dal suo disciplinare, vengono utilizzati, infatti, solo tagli di prima categoria, i più pregiati e teneri, tratti esclusivamente dalla coscia di bovini di razze selezionate, preferibilmente allevati all’aperto e al pascolo e nutriti con alimenti scelti, con un’età compresa tra i 18 mesi e i 4 anni.