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Food&beverage, l'inflazione spinge il fatturato nel 2022 ma preoccupa il cambiamento climatico

Food&beverage, l'inflazione spinge il fatturato nel 2022 ma preoccupa il cambiamento climatico
La previsione per il 2023 è di un rallentamento del ritmo di crescita per l'atteso calo dei prezzi dei prodotti. L'indagine presentata al Food Summit 2023
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L’inflazione spinge il fatturato del settore food&beverage italiano, che vola a +16,8%, appena sotto quello di Spagna (+19%) e Germania (+18,6%) e sopra a quello francese (+12,5%). Il risultato è dovuto anche a un indice dei costi alla produzione aumentato del 13,7% per via dei rincari di tutte le commodities agricole, principalmente a causa della guerra in Ucraina. A partire da questo scenario, le previsioni per il 2023 ipotizzano però un rallentamento del ritmo di crescita: questo perché diminuiranno progressivamente i prezzi dei prodotti, dal momento che i costi per energia, materie prime e trasporti – la principale difficoltà per le imprese – si stanno lentamente avvicinando a quelli dei livelli pre-crisi.

A entrare nel merito delle dinamiche derivanti dall’attuale situazione socio-economica è un’indagine presentata a Food Summit 2023 – organizzato da Gruppo Food con la collaborazione Intesa Sanpaolo e AlixPartners. Fronte export, riporta la ricerca, il 2022 è stato un anno positivo per l’Italia – +15,3% sul 2021 – con tutte le filiere in crescita. In particolare spiccano i risultati realizzati da oli e grassi (+29,3% a prezzi correnti e +3,7% a prezzi costanti), riso e farine (+28,6% e +12,8%), pasta (+35,4% e +15,4%). Il principale acquirente di prodotti agro-alimentari italiani è la Germania con 9,3 miliardi (+9,3%), seguono gli Stati Uniti (6,7 miliardi, +18,5%) e la Francia (6,6 miliardi, +13,2%): di contro, la forte crescita dei valori delle importazioni ha portato in negativo il saldo commerciale complessivo di circa due miliardi di euro.  

“La crisi energetica può causare una perdita di competitività nelle esportazioni, soprattutto nei confronti dei concorrenti europei”, precisa Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo. “L’Italia però conta su un ottimo posizionamento qualitativo: è quinto esportatore mondiale di alimentari e bevande, con una quota di mercato del 4,1% nel 2021, e sale al quarto posto nella fascia ‘top di gamma’, con una quota di mercato del 5,4%”.

Il food&beverage, oltre alle difficoltà derivanti dall’aumento del costo dell’energia e materie prime, avverte, più di altri, la preoccupazione per i cambiamenti climatici: una voce che allerta il 30% degli interessati della filiera agribusiness (dati Intesa Sanpaolo). Secondo AlixPartners, per il 2023 nel settore è attesa una maggiore incertezza rispetto al 2022, superiore anche alla media degli altri comparti. Tra le preoccupazioni più sentite da parte delle aziende, anche quella di non riuscire a tenere il passo del cambiamento, tra la transizione climatica in atto e gli sviluppi della tecnologia. Per questo, la relazione digitale tra brand e cliente è il focus principale del settore nei prossimi 12 mesi per molti player.

Altro target è quello di riuscire sempre di più a interpretare le esigenze di un consumatore mutevole e con priorità diverse: per la Generazione Z i produttori dovrebbero focalizzarsi su filiere più sostenibili; per i Millennial i prodotti italiani dovrebbero utilizzare invece ingredienti naturali e biologici; la Generazione X punta su prodotti dal ridotto apporto calorico. Questo dimostra la difficoltà delle aziende nel doversi interfacciare con generazioni ormai caratterizzate da abitudini di consumo alimentare molto diverse e sempre più distintive.

In questo contesto, per il 2023 si attende un fatturato positivo per tutte le filiere, ma con un ritmo inferiore al 2022, motivato dall’atteso calo dei prezzi che, in alcuni casi, già si può ravvisare, con il prezzo di diverse materie prime, industriali e agricole, in riduzione, così come le quotazioni del gas naturale