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Tutti pazzi per la carbonara, in Italia e nel mondo: tra versione giusta e sbagliata

Tutti pazzi per la carbonara, in Italia e nel mondo: tra versione giusta e sbagliata
In base a uno studio condotto da AstraRicerche per Unione italiana food, a fronte di un 61% di preparazioni effettuate nel rispetto della ricetta tradizionale, il 36% (soprattutto all'estero) sarebbero versioni alternative
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Si fa presto a dire carbonara. A dispetto di una ricetta semplice a base di guanciale, uova, pecorino romano e pepe nero, più di una carbonara su tre al mondo sarebbe ‘sbagliata’. In particolare, in base al ‘censimento’ internazionale condotto online nel mese di marzo da parte di AstraRicerche per conto di Unione italiana food, a fronte di un 61% di preparazioni effettuate nel rispetto della ricetta originale e di un 3% che prevedono l’aggiunta di ingredienti giudicati comunque ‘accettabili’, il 36% degli elaborati (soprattutto all'estero) sarebbero versioni ‘alternative’ ovvero ‘sbagliate’.

In Kenya c’è la ‘no cream carbonara’ mentre in India l'uovo cede il posto a broccoli, mais, latte di soia e salmone scottato. In Francia la ricetta della carbonara prevede l’impiego di prosciutto e uova strapazzate mentre in Missouri (Usa) comprende pancetta, scalogno e bacon croccante. In Florida (Usa) c’è chi aggiunge le capesante mentre in California (Usa) usano i cavoletti di Bruxelles senza disdegnare pane all'aglio, pollo e gamberi.

In Italia, in base a una ricerca condotta da AstraRicerche su un campione rappresentativo di mille italiani d’età compresa tra i 18 e i 65 anni, 6 persone su 10 dichiarano di preparare la carbonara come da tradizione vuole, mentre una su 5 tenderebbe a declinare il piatto in chiave regionale. A conoscere gli ingredienti chiave sarebbero 7 italiani su 10 (soprattutto Millennials). Imprescindibili: guanciale (tollerata la pancetta), uova, pecorino (accettato il parmigiano) e pepe. Peccato 6 intervistati su 10 non sappiano come usarli in modo appropriato.

In materia di carbonara alternativa ovvero ‘sbagliata’, un italiano su 5 (soprattutto uomini) tenderebbe, inoltre, ad adottare ingredienti fuori dagli schemi: panna (6,5%), latte (3,1%), peperoncino (5,2%), prezzemolo (4,4%), pomodoro (3,8%). C'è poi chi utilizza il prosciutto al posto del guanciale (3,5%) e chi introduce anche ingredienti 'veg' (funghi 2,5%, pisellini 2,2%, zucchine 2,1%). In Sud Italia particolarmente apprezzati peperoncino e prezzemolo (23%). In Umbria, invece, aggiungono la roveja (varietà di pisello), in Calabria la 'nduja, in Piemonte il cardo gobbo, in Alto Adige lo speck, in Sicilia il pistacchio.

Tra gli amanti del ‘delivery food’, i piatti ‘a base di carbonara’ più ordinati sono: supplì, hamburger, frittatina di pasta, arancino e tonnarello. A rivelarlo è una ricerca interna di Just Eat, che, solo per i primi mesi del 2023, ha contato oltre 5.800 chilogrammi di piatti a base di carbonara ordinati a domicilio. Le richieste vengono effettuate regolarmente nel corso dell’anno registrando picchi nei weekend e nei mesi più freddi, gennaio in primis.

A livello geografico, non stupisce che la carbonara su ordinazione sia il piatto prediletto a Roma che nel 2022 mette a segno una crescita del +42% rispetto all’anno precedente. Secondo posto per Bologna, dove spopolano la versione classica, la frittatina e la versione con spaghetti alla chitarra o di semola. A seguire, Genova, che rimane fedele alla tradizione, Padova, dove è particolarmente gettonata la variante burger, e Palermo, dove regna il classico spaghetto.