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Zucchero: viaggio nell’unica filiera italiana

Zucchero: viaggio nell’unica filiera italiana

La cooperativa Coprob Italia Zuccheri coinvolge oltre 7mila aziende agricole per la coltivazione della barbabietola da zucchero, che viene lavorata negli unici due stabilimenti produttivi d’Italia

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Lo zucchero made in Italy si ricava dalla barbabietola e vanta una filiera cortissima che dal campo arriva negli unici due zuccherifici rimasti in Italia: è una storia di resistenza, avanguardia e sostenibilità quella di Coprob Italia Zuccheri, l’unica azienda rimasta in Italia a produrre zucchero.

I numeri dello zucchero italiano

Azienda in realtà è un termine improprio perché Coprob è una cooperativa con oltre 4mila soci produttori, che coinvolge circa 7mila aziende agricole nella coltivazione della barbabietola da zucchero. “Questo è stato ed è tuttora il nostro punto di forza - racconta Claudio Gallerani, presidente di Coprob - Italia Zuccheri - essere una cooperativa, quindi non avere proprietari, ci ha permesso di attraversare momenti molto difficili grazie alla volontà di continuare a investire nella capacità industriale dei nostri stabilimenti, nella differenziazione del prodotto, nella ricerca continua per un’agricoltura sostenibile e poi nella comunicazione”.

A Minerbio, località nella campagna bolognese dove sorge uno degli unici due zuccherifici italiani (l’altro è a Pontelongo, in provincia di Padova, ed è sempre di Coprob), la stagione del raccolto bieticolo sta volgendo al termine: entro la fine di ottobre, tutte le barbabietole, che vengono coltivate in sette regioni italiane (oltre all’Emilia, prima regione bieticola italiana, ci sono Veneto, Marche, Lombardia, Friuli, Piemonte e Toscana) sono trasformate in zucchero, pronte essere distribuite nei vari canali. Si va dall’industria, che rappresenta la parte più importante in termini di volumi grazie a contratti con grandi aziende dolciarie, al mondo della pasticceria e della panetteria, fino alla grande distribuzione e all’horeca.

Tra consumo e potenzialità

Le potenzialità sono molte: in Italia consumiamo ogni anno circa 1,7 milioni di tonnellate di zucchero ma Coprob riesce a soddisfare solo il 13% del fabbisogno nazionale. “Ciò significa che l’Italia deve necessariamente importare oltre l’85% di zucchero dall’estero, soprattutto dai paesi tropicali - sottolinea Leandro Cariolo, responsabile marketing & trade market di Italia Zuccheri -. Avere una filiera dello zucchero italiana dà stabilità anche alle grandi aziende, come Barilla e Ferrero, con le quali abbiamo rapporti commerciali”.

La prima filiera bio e sostenibile

Anche perché lo zucchero made in Italy, di cui Coprob è l’unico produttore, può contare sulla prima filiera biologica di barbabietola da zucchero su vasta scala, circa 1.500 ettari in diverse regioni italiani. Ma entro il 2025 l’obiettivo è avere l’intera filiera certificata sostenibile: “Oggi è il 75% - assicura Gallerani - nel 2020 abbiamo deciso che tutta la bieticoltura italiana doveva diventare sostenibile e ci siamo messi all’opera”.

L’alternativa italiana allo zucchero grezzo di canna

Il progetto valorizza la produzione italiana scongiurando il monopolio dell’importazione di zucchero di canna, meno costoso e più facilmente reperibile. Per superare la sfida, Coprob nel 2017 ha lanciato “Nostrano”, il primo e unico zucchero grezzo di barbabietola, cioè “lo zucchero grezzo a km zero degli italiani. A distanza di qualche anno, la domanda cresce a doppia cifra mentre cala quella di zucchero di canna”, sottolinea Gallerani.

In futuro, aggiunge il presidente, “vogliamo sostenere una notevole espansione dell’industria dello zucchero italiano, in sintonia con l’evoluzione costante dei settori collaterali e una crescente sensibilità e propensione verso standard di produzione eticamente avanzati. L’obiettivo principale è promuovere una crescita sempre più sostenibile, abbracciando pratiche virtuose e rispettose dell’ambiente e facendo sempre più sistema”.

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