
Guardarsi attorno, studiare i comportamenti del resto del mondo, cosa ha rivelato?
La nostra è una visione rivoluzionaria se rapportata all”ideologia caffeinica” italiana, sfidiamo un vero tabù nazionale: quello secondo cui il “vero caffè” sarebbe soltanto l’espresso.
Non è cosi?
No, affatto. il 97% degli Italiani lo beve ogni giorno, alcuni anche più volte al giorno. Ci riteniamo degli esperti, spesso dei veri intenditori, ma siamo tra coloro che meno sanno che cosa c’è in quella tazzina bollente che trangugiamo in piedi in pochi secondi, spintonati da altri idolatri di un dio che adoriamo al punto da farci pochissime domande su di esso”. Abbiamo invece voluto scrivere un libro indirizzato proprio al mercato italiano per mettere in discussione il primato italiano in fatto di caffè, per affrontare in maniera davvero “laica” un argomento che nel Belpaese si tende a liquidare con toni dogmatici, all’insegna di un pensiero unico che tende a discriminare bonariamente (ma senza esitazioni) tutti coloro che non consumino la nera bevanda nella tazzina piccola e che noi chiamiamo scherzosamente “tazzismo”.
Il paradosso del caffè all’italiana, come lo definite? Eppure l'introduzione è stata affidata a Luciano De Crescenzo, un napoletano che è l'emblema della tazzullella e' caffè.
Che è il punto di partenza, appunto, per approdare poi alla realtà attuale. Il mondo del caffè è in piena rivoluzione. Vediamo i fatti: la nascita di “specialty coffehouse” nelle principali città e la curiosità generata dall’arrivo del colosso Starbucks (forte di 27mila caffetterie nel mondo) che nel settembre 2018 ha aperto in centro a Milano la sfarzosa Reserve Roastery diventata luogo di pellegrinaggio da parte di milanesi e turisti, presto seguita da altri punti vendita mostra che anche nel nostro Paese si sta facendo strada una certa curiosità verso l’”altro caffè.
Partite dalla Coffea, la pianta dai cui semi essa è tratta, per esplorare tutti gli aspetti del caffè: da quello botanico a quello economico, da quello storico a quello culturale. Fino a quello medico e quello godereccio.
Del caffè sono raccontati i tanti pregi e i pochi difetti, nella convinzione che si tratti davvero dell’ingrediente che spiega e stimola l’umanità del Terzo Millennio. Dopo la prefazione di De Crescenzo e un’introduzione affidata a un dialogo semiserio tra un “conservatore” e un’”innovatrice”, il primo capitolo è dedicato alla botanica della Coffea e alla geopolitica del caffè, alla sua diffusione in termini produttivi e di consumo. Il secondo capitolo racconta e le differenze tra Arabica e Robusta, monorigine e miscele, tostatura chiara e scura e spiega come scegliere il caffè da bere, a casa e fuori. Il terzo si addentra nella questione italiana, nello specifico nazionale della bevanda, mentre il quarto fa da controcanto, raccontando i metodi alternativi di estrazione. Dopo un breve capitolo in cui sono raccontate (e fugate) le principali preoccupazioni sugli effetti del caffè sulla salute si affronta l’aspetto più affascinante, ovvero la storia culturale del caffè attraverso le città più rappresentative, da Venezia a Vienna, da Napoli a Istanbul, da Addis Abeba a Melbourne. Il libro propone anche una trentina di ricette di grandi chef italiani (da Heinz Beck a Niko Romito, da Massimiliano Alajmo a Davide Oldani) e alcuni cocktail ideati da giovani bartender italiani che utilizzano il caffè come ingrediente e si conclude con una piccola guida ai migliori locali d’Italia, Europa e mondo e con un glossarietto.
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