Sostengono da sempre i nutrizionisti che fare colazione la mattina è un tassello importante, dal momento che si tratta di un pasto che da solo contribuisce al 15-25% dell'energia complessiva della giornata.
E gli italiani lo sanno. “Nonostante il carrello sia ultimamente più leggero, non rinunciano alla colazione. Le dedicano mediamente tre minuti in più rispetto al 2013”, precisa Marco Lavazza, presidente Unione italiana food. “Notiamo che è un settore che funziona anche nel resto dell'Europa – prosegue – dove come in Italia sono apprezzati i prodotti salutistici. E dove vanno bene articoli di nicchia, legati per esempio alle intolleranze alimentari. Ora il trend è quello di arrivare ad avere una tabella nutrizionale corta e con pochi ingredienti. Sempre supportata e avvalorata dalla comunità scientifica”.
Nel 2018 la produzione a valore dei prodotti usati anche per la prima colazione è stata di circa 10,44 miliardi, cifra che esclude latte e yogurt ma che comprende l'intero utilizzo di ciascun prodotto durante la giornata (per fare un esempio: contempla il caffè bevuto non solo a colazione, ma tutti i caffè presi da mattina a sera, idem per gli altri articoli). Un numero che comunque ci aiuta a capire che cosa riesce a muovere il primo pasto della giornata.
Ma quindi come è la colazione tricolore? Vince, manco a dirlo, il dolce. Chi opta per il salato si ferma all'1-2% del totale. Sulla tavola – l'85% la fa solo a casa, il restante talvolta o sempre al bar – si scelgono pane e fette biscottare (43%), con o senza marmellata e miele (in salita). Al successo di queste ultime due categorie contribuiscono le tendenze salutistiche. Le marmellate hanno performance ottime, soprattutto nelle varianti dietetiche, e sono giunte ad avere segno più a volume (+1,7% sul 2017 a 57mila tonnellate) e a valore (+2,1% con 339 milioni).
Poi le creme spalmabili alla nocciola o al cacao (43%), che da sole valgono 389 milioni di euro. Seguono biscotti di tutti i tipi, classici, ai cereali, ricchi o salutistici (40%). Le merendine e brioches confezionate (16%) e lo yogurt con il 12%. Stabile il consumo di muesli e cereali all'8%. La frutta fresca fa il 6%, ancora poco.
Beviamo per di più caffellatte o cappuccino (33%), cresce il tradizionale espresso che arriva al 24%. Nel 2018 il caffè ha incrementato la propria presenza sul mercato interno arrivando a 9,9 milioni di sacchi di caffè verde trasformati (oltre +7%), con una crescita del fatturato a 3,9 miliardi. I consumi pro-capite annui sono passati da 5,6 a 5,9 kg.
Succhi e nettari di frutta e ortaggi, invece, hanno toccato nel 2018 gli oltre 660 milioni di euro di fatturato, per un consumo domestico che arriva a oltre 90% del totale. Tè, infusi, tisane e camomilla sono al 12%.
Il latte vive un decremento. Vuoi le bevande alternative, vuoi i sostituti come il latte di soia o mandorla, le intolleranze o semplicemente scelte diverse, sta di fatto che Assolatte spiega che non va bene il prodotto a durabilità minore (ossia il Fresco e quello ESL- Extended shelf life), che ha chiuso il 2018 con un calo del -3,9% in volume e del -2,4% in valore. Il Fresco ha evidenziato le perdite maggiori (-7,6% a volume e -6,6% in valore). Cresce invece del +4% in volume e del +6,5% in valore il Latte ESL (microfiltrato ad alta pastorizzazione). Performance non positiva per il latte a lunga conservazione, quello UHT (-5,8% in volume e -5,5% in valore). Di contro, yogurt e latti fermentati mostrano una leggera ripresa (+0,7%) dei consumi.