
È quanto racconta la ricerca “Effettofestival 2020: i festival di approfondimento culturale ai tempi del Covid-19”, realizzata da Giulia Cogoli e Guido Guerzoni, condotta su un campione di 87 festival nazionali per indagare come le rassegne culturali hanno reagito di fronte all’emergenza sanitaria, che ha negato l’aggregazione e della presenza fisica, uno degli elementi principali. Questa è stata presentata oggi nell’ambito di Bookcity. A volerla Intesa Sanpaolo che si è anche rivolta a Ipsos per un altro studio su “I consumi culturali degli italiani ai tempi del Covid-19: vecchie e nuove abitudini”, condotta su mille persone, per capire come stanno reagendo.
SPAZI FISICI E VIRTUALI
Inutile dire che a una buona parte degli italiani mancano cinema, teatri, festival, saloni del libro. Quasi tutti pensano che non sia la stessa cosa seguirli sul digitale. Nove su dieci tra i fruitori abituali non vedono l’ora di poter riappropriarsi di uno di questi spazi e godersi un bel film, piuttosto che applaudire durante un monologo o incontrare uno scrittore standogli seduto davanti. In assenza la metà (53%) continua a seguire via internet, attraverso i social.
Intesa Sanpaolo è interessata al mondo della cultura per via dei suoi musei e dell’attività di sostegno a progetti e istituzioni culturali. “Per valorizzare il suo patrimonio storico-artistico e il sostegno ai principali progetti e istituzioni culturali del Paese, - commenta Fabrizio Paschina, Executive Director Comunicazione e Immagine Intesa Sanpaolo - la Banca continua, anche in questo difficile periodo, ad elaborare sempre nuove modalità di comunicazione in grado di coinvolgere ed affascinare tutti i pubblici, gli appassionati come i neofiti perché non rinuncino alle emozioni date dalla cultura“.
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