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Diversità e inclusione in azienda generano valore e fanno bene ai conti economici

Diversità e inclusione in azienda generano valore e fanno bene ai conti economici
#InTendenza Quanto più un brand viene percepito come inclusivo, tanto più il cliente sarà disposto ad acquistare, recandosi nel punto vendita, e a diventarne ambassador. I dati della ricerca focalizzata sul mondo del retail di Federdistribuzione e Altis
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Diversità e inclusione sono termini con cui, negli ultimi anni, tutti hanno preso familiarità: politica, aziende e cittadini. Entrata a far parte di quel processo di presa di responsabilità delle aziende che si chiama Csr, la D&I è uno strumento di crescita per l’azienda e di maturazione di cui beneficiano anche i conti economici. Più semplice affrontare il tema per le aziende che appartengono a settori “più giovani”, più complicato per i settori maturi, tenuto conto che per molti non è solo una questione di numeri, ad esempio, ci sono aziende dove le donne sono più numerose ma il “salotto buono”, quello dove si prendono le decisioni importanti, è in realtà un club per soli uomini, dove tra i partecipanti vige l’omogeneità più assoluta. 

Questa volta, la lente d’ingrandimento è stata messa sul mondo del retail con una ricerca che Federdistribuzione ha commissionato ad Altis, Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Condotta tra marzo e novembre 2022, l’indagine “Inclusione lavorativa: sfide e opportunità nella Distribuzione Moderna Organizzata”, ha visto il coinvolgimento di nove direttori del personale di altrettante aziende del settore, 2.010 dipendenti e 1.679 clienti. 

Partendo dai clienti, i risultati indicano che la strada della D&I anche nella distribuzione moderna è più che auspicabile, visto che quasi il 72% dei clienti la ritiene una tematica importante che stimola lealtà e advocacy: quanto più un brand insegna viene percepito come inclusivo, tanto più il cliente sarà disposto ad acquistare, recandosi nel punto vendita, e a diventarne ambassador, consigliandone l’esperienza per gli acquisti. 

Spontanea sorge la domanda: come un cliente “legge” la presenza o meno di politiche di diversity e inclusion frequentando un’insegna? Secondo la ricerca: “Per le persone che frequentano i punti vendita della Distribuzione Moderna, l’inclusione non significa semplicemente annoverare all’interno delle organizzazioni collaboratori con differenti caratteristiche, quanto invece dedicare attenzione affinché tutti si sentano parte attiva del proprio contesto lavorativo. Infatti, per oltre il 94% dei clienti l’inclusione coincide con iniziative volte a coinvolgere le persone nel lavoro, indipendentemente dal genere e dall’etnia”. 

Passando ai direttori risorse umane, la rilevanza di politiche adeguate di D&I si evidenzia in un proporzionale aumento di comportamenti di “cittadinanza organizzativa”, quei comportamenti cioè non legati al mero rispetto delle regole ma a una maggiore attenzione al contesto che, nel suo insieme, permette di raggiungere meglio e più velocemente i risultati prefissati. In sintesi, sentirsi parte di qualcosa, inclusi per l’appunto, fa si che ci sia un maggiore attaccamento all’azienda e al suo benessere.

Infine, tra i lavoratori intervistati, quasi il 63% si dichiara d’accordo o molto d’accordo nel definire la propria azienda un luogo dove si respira un clima inclusivo. Anche i vertici sono promossi dal 75%, infatti, rispetto alla leadership inclusiva, i dipendenti del settore trovano che sia relativamente semplice proporre nuove idee al proprio responsabile e, per converso, percentuali simili mostrano la disponibilità del management al confronto in caso di problemi, così come sono disponibili a discutere gli obiettivi prefissati ed eventuali nuove opportunità per migliorare i processi.

Buoni risultati, dunque, ma le sfide non finiscono qui, la ricerca Altis ne evidenzia due in particolare da affrontare subito: una organizzativa e l’altra di comunicazione. Dal punto di vista dell’organizzazione aziendale, c’è la necessità di rendere organiche le varie iniziative di inclusione e di tenerle monitorate per poterle gestire al meglio. Per quanto riguarda la comunicazione, da un lato c’è la necessità di giocarsi tali iniziative sul cliente, visto che le apprezza e le premia con una maggiore fedeltà; altrettanto importante è la comunicazione interna, che renda tali attività a conoscenza di tutto l’organico e sappia stimolare la nascita di altre iniziative simili al fine di creare una cultura dell’inclusività in tutto il panorama aziendale. 

*direttore di Markup e Gdoweek