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In Italia ci sono oltre 23mila aziende zombie. Ma tra il 2020 e il 2021 più di 40 mila si sono risanate

In Italia ci sono oltre 23mila aziende zombie. Ma tra il 2020 e il 2021 più di 40 mila si sono risanate
#InTendenza Indebitate e incapaci di ripagare gli interessi sul debito con i propri utili, queste imprese sono tenute in vita grazie a prestiti e sussidi. Grazie al fondo di garanzia, quasi il 70% di quelle che nel 2020 sembravano destinate a chiudere si sono rimesse in sesto. L'analisi di Cerved
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Sono oltre 23.000 in Italia le aziende fortemente indebitate e incapaci di ripagare gli interessi sul debito attraversi i propri utili, tenute “artificialmente” in vita tramite prestiti e sussidi, un triste primato tra i paesi Ocse, che Cerved, azienda di servizi di valutazione, gestione e recupero crediti, report e studi di settore, ha analizzato nel suo studio “Anatomia delle imprese zombie”.

“La presenza di imprese zombie pesa sul sistema produttivo, perché distrae capitali che potrebbero garantire rendimenti più alti e maggiore produttività altrove, rende difficile l’accesso al credito a imprese sane e startup, contribuisce alla stagnazione e disincentiva l’ingresso di nuovi operatori, aumenta il costo del denaro ed espone maggiormente il sistema alla trasmissione di shock finanziari. La crisi generata dal Covid è stata gestita con aiuti e prestiti.  Ora però servono interventi mirati, basati su strumenti, dati e tecnologie che permettono di fare uno screening corretto delle imprese su cui investire”, commenta Andrea Mignanelli, amministratore delegato di Cerved.

Cerved pur avendo coniato una definizione sicuramente poco rassicurante ci porta una ventata di ottimismo, infatti, grazie al fondo di garanzia, quasi il 70% delle imprese che nel 2020 sembravano destinate a chiudere sono state risanate: “Nel biennio 2020-21, a ricevere finanziamenti è stato il 28,8% (8.102) delle aziende considerate zombie nel 2019 e ben il 69,6% di esse (contro il 43,1% di quelle non finanziate) è riuscito a rimettersi in sesto grazie a 3,1 miliardi di euro di sovvenzioni - spiegano dal Cerved - Tuttavia, il restante 30,4% è uscito dal mercato o è tuttora zombie, portando con sé 1,3 miliardi di finanziamenti andati perduti. In totale, nel biennio 2020-21 le aziende zombie risanate hanno superato le 40.000 unità”.

In Italia, oggi, in base ai bilanci 2021, sono 23.262 le imprese zombie: le 12.456 che non si sono risanate (ancora zombie) malgrado i sussidi, più le 10.806 new entry che per il 45,9% (10.675) sono finanziate dal Fondo di Garanzia con 7 miliardi di euro a fronte di 20,4 miliardi di debiti finanziari iscritti a bilancio.

L’analisi di Cerved spazia negli ultimi dieci anni, evidenziando come nel tempo ci siano stati parecchi alti e bassi. Rimanendo negli ultimi anni, si rileva, ad inizio 2020, un ingresso massivo di aziende in questa categoria ma già a fine anno, la metà di queste si stavano risollevando. È andato ancor meglio il 2021, che ha visto l’uscita dallo status di zombie di 27.762 imprese (con 71 miliardi di debiti finanziari risanati), ma altre 10.806 vi entravano.

Un’altalena che vede alcuni settori più coinvolti di altri: lavorazione dei metalli, logistica e trasporti, chimica e farmaceutica, servizi assicurativi, finanziari e non finanziari, largo consumo, elettromeccanica e sistema casa sono tra i settori più coinvolti ma anche tra quelli che più velocemente si sono risanati mentre sembra più complicato rientrare per il sistema moda, i mezzi di trasporto, le costruzioni, i carburanti, l’energia e le utility, l’elettrotecnica e l’informatica (tra 43,5% e 47,9%).

Anche l’incidenza sui singoli comparti cambia: nel 2021, agricoltura e allevamento hanno l’incidenza più alta con il 5,2%, seguiti a stretto giro dal largo consumo (5%). Sempre sopra media, che si attesta al 2,4%, carburanti ed energia e utility (4,1%) mezzi di trasporto (3,8%) e sistema moda (3,5%); più resilienti invece i servizi finanziari e assicurativi (0,2%) e l’immobiliare (0,5%).

Andando sul territorio, il Trentino-Alto Adige ha la più altra percentuale di aziende zombie sanate sul totale del 2019 (61,2%), seguito da Abruzzo (55,7%), Calabria (55,2%), Sardegna (54,9%), Basilicata (53,5%), Piemonte e Sicilia (53,3%), Puglia (52,8%), Veneto (51,8%) e Marche (50,5%). Sotto il 50% invece sono Valle d’Aosta (44,2%), Liguria (47,2%), Toscana (47,5%), Umbria (48%), Molise (48,8%), Emilia-Romagna (48,9%), Friuli-Venezia Giulia (49,5%). Intorno alla metà sono Lazio e Lombardia (49,6%) e Campania (50%).

Guardando ai numeri delle new entry, nella classifica zombie, vediamo che la riduzione più forte si è avuta al Sud e isole. Infatti, la Sardegna ha avuto una riduzione di aziende in difficoltà del 42,9%, seguita da Sicilia (-32,3%), Calabria (-30,1%), Abruzzo (-26,8%), Basilicata (-25,7%) e Puglia (-24,6%). Al contrario, variazioni minime si sono avute in Umbria (-3,4%), Toscana (-4,3%) e Friuli-Venezia Giulia (-5,7%), mentre in Valle d’Aosta il trend è addirittura in crescita (da 52 a 56, pari al 7,7% in più).

*direttore di Markup e Gdoweek