Economia

Scaroni saluta l'Eni
e aspira a Bruxelles

di GIULIANO BALESTRERI

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Dall'Eni alla Commissione europea. Paolo Scaroni non lo dice apertamente, ma con una lettera al Financial Times si candida a un ruolo da super commissario per l'Energia. Come a voler riconoscere che salire alla presidenza dell'Eni sia quasi impossibile. Ancora più difficile dopo la rivelazione di un documento secondo cui il presidente deve essere una figura indipendente e, ancora di più, dopo la bocciatura del suo operato da parte della commissione Industria del Senato. Il manager, però, tira dritto e al Ft racconta quello che sembra un programma energetico per l'Europa: "Serve qualcuno capace di guidare la macchina, qualcuno che si assuma la responsabilità di decidere. Qualcuno sopra i commissari che oggi si dividono le responsabilità" e che non sono stati in grado di avviare politiche comunitarie di ampio respiro. La domanda appare retorica, come se il suo profilo sia il più adeguato.

Per Scaroni, le politiche energetiche europee sono state un fallimento, perché hanno creato una dipendenza eccessiva dalla Russia. "Le sanzioni Ue non sono una minaccia per Putin, un terzo del fabbisogno energetico europeo è coperto da Mosca, il 50% in alcuni casi". D'altra parte - nota il manager - i problemi sono strutturali, manca una visione: ogni scelta effettuata da Bruxelles, dalla riduzione di emissioni agli ostacoli al nuclerare, si trasformano in maggior bisogno di gas. E, indirettamente, aumentano la dipendenza dalla Russia. "Nessuno ha considerato le consequenze di certe idee". Ecco perché servirebbe qualcuno capace di guidare la macchina. Un macchina, quella di Bruxelles, che all'ad uscente dell'Eni sembra piacere parecchio.