Economia

Le due vite di Padoan
e le tre stime del Pil

di GIULIANO BALESTRERI

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Non è mai troppo tardi per cambiare idea. Lo sa bene Pier Carlo Padoan, l'economista strappato da Matteo Renzi all'Ocse lo scorso 21 febbbraio in pieno G20. Già consigliere economico di Massimo D'Alema, era diventato vice segretario generale dell'organizzazione internazionale prima di essere promosso, nel 2009, a capo economista responsabile di tutte le stime internazionali. E, pur con un occhio di riguardo, nel tempo, non ha mai mancato di essere severo con l'Italia: un anno fa, dal vertice dell'Ocse riteneva impossibile ridurre la pressione fiscale, salvo poi varare il bonus da 80 euro in busta paga da ministro dell'economia. Come economista chiedeva un taglio al costo del lavoro, senza riuscire - per il momento - ad ottenerlo come ministro. E sempre da economista, sei mesi fa, a novembre, stimava per il Pil una crescita nel 2014 dello 0,6% contro il +1,1% del governo Letta costringendo l'allora ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni a dire: "Le previsione dell'Ocse non hanno molta rilevanza". E, infatti, diventato braccio destro di Renzi, ad aprile ha stimato per l'Italia una crescita annua dello 0,8%. Puntuale è arrivata la doccia fredda dell'Ocse: l'economia crescerà dello 0,5%. Per Padoan, però, sono solo stime: "Vedremo il risultato finale, l'analisi sul Paese è molto incoraggiante".