Domandare è lecito, rispondere è cortesia. E, finora, i consiglieri di nomina della Fondazione non hanno risposto all'invito, pressante, di chi li ha indicati nel consiglio della Banca Montepaschi. Così, fino a questo momento, i due posti in cda per i nuovi soci della Fondazione nel Patto (Btg Pactual e Fintech) non sono saltati fuori. Tempo ce ne è ancora, in vista del consiglio dell'11 settembre (ad integrare un ordine del giorno ci vuole un attimo) ma finora la lettera di dimissioni - necessariamente spontanea - non è arrrivata.
Nonostante, da qualche giorno, eventuali addii anzitempo sarebbero anche incentivati e il "disturbo" remunerato (dalla stessa Fondazione) fino al momento in cui i consiglieri sarebbero naturalmente decaduti (tra circa otto mesi). Il passo indietro di un paio di loro servirebbe a far posto a due consiglieri indicati dai pattisti e sopratutto fornirebbe il destro, per la Fondazione, di continuare nella sua opera di cercare nuovi partner per il Patto, per far salire la quota del 9% di controllo della banca (attualmente racchiusa nel Patto di sindacato) e non rischiare di trovarsi in minoranza nella prossima assemblea, di aprile, che dovrà rinnovare tutto il nuovo consiglio (presidente e amministratore delegato inclusi, di appannaggio della lista che ottiene più voti).
Ma. finora, di dimissioni non se ne vedono. Magari ci sono motivazioni che sfuggono, ma comunque in un paese in cui dimettersi non va di moda forse non è nemmeno il caso di sorprendersi troppo. Hic manebimus optime, a quanto pare.
Nonostante, da qualche giorno, eventuali addii anzitempo sarebbero anche incentivati e il "disturbo" remunerato (dalla stessa Fondazione) fino al momento in cui i consiglieri sarebbero naturalmente decaduti (tra circa otto mesi). Il passo indietro di un paio di loro servirebbe a far posto a due consiglieri indicati dai pattisti e sopratutto fornirebbe il destro, per la Fondazione, di continuare nella sua opera di cercare nuovi partner per il Patto, per far salire la quota del 9% di controllo della banca (attualmente racchiusa nel Patto di sindacato) e non rischiare di trovarsi in minoranza nella prossima assemblea, di aprile, che dovrà rinnovare tutto il nuovo consiglio (presidente e amministratore delegato inclusi, di appannaggio della lista che ottiene più voti).
Ma. finora, di dimissioni non se ne vedono. Magari ci sono motivazioni che sfuggono, ma comunque in un paese in cui dimettersi non va di moda forse non è nemmeno il caso di sorprendersi troppo. Hic manebimus optime, a quanto pare.