Un comitato olimpico "low cost", con un budget di spesa per la gara che non superi i 10 milioni di euro. Di più: un presidente riconosciuto a livello internazionale, magari Luca Cordero di Montezemolo, novello numero uno della nuova Alitalia targata Ethiad. Sono le promesse del presidente del Coni, Giovanni Malagò: un impegno chiaro e preciso. Solo che si scontra con la realtà del passato. Montezemolo è stato direttore generale di Italia '90, forse la più grande occasione mancata del Paese, almeno dal punto di vista infrastrutturale. E di certo quella non fu un'edizione low cost: per 12 stadi si spesero 1.250 miliardi di lire. Con la beffa che, meno di vent'anni dopo, solo tre (Milano, Roma e Bari) dei vecchi-nuovi impianti erano ancora a norma: gli altri sono ridotti a cattedrali nel deserto. Abbastanza perché l'Uefa guardasse con sospetto la candidatura italiana a ospitare Euro2016 e per indurre l'allora premier, Mario Monti, a ritirare nel 2012, quella per le Olimpiadi 2020. Un lavoro definito low cost, se dieci milioni si posso definire tali per la sola presentazione della candidatura.