In Borsa il Monte dei Paschi sente la primavera. Le ultime sedute, e i primi giorni di sole mite, fanno crescere come un germoglio nuovo l'azione falcidiata nei tanti inverni recenti. Uno sguardo ai grafici lo conferma, e anche oggi la premessa c'è. Il 30 gennaio 2015, nelle more della diffusione di un altro bilancio insanguinato dai crediti, e in attesa del nulla osta della Bce al piano di rimedio patrimoniale, l'azione senese toccava il minimo storico a 0,40 euro. Da allora iniziava il recupero quasi continuo, spesso vigoroso: e l'ultimo prezzo di 0,56 euro corrisponde a un +40% in tre settimane. Volumi normali, ma performance da regina di Piazza Affari. E ancor più singolare dato che, nel mezzo, le uniche notizie uscite sono pane per venditori: una perdita 2014 superiore alle attese, e pari a 5,3 miliardi; la conseguente, prossima ricapitalizzazione maggiore ai preventivi (da 2,5 miliardi sale a 3); la cedola del Monti bond dal 1° luglio ripagata in azioni, a far dello Stato un azionista Mps con circa il 4%.
La presenza virtuale del Tesoro aggiunge carta Mps alla tantissima da vendere nei prossimi mesi. Eppur si sale, sfruttando la liquidità del mercato, la pregressa fuga degli investitori istituzionali da Siena, il rinnovo del cda in aprile, il risiko bancario che interessa l'Italia dopo le riforme del governo. Chi più ne ha più ne metta, ed è tutta musica per il management e per quelle poche e malpagate banche d'affari guidate ancora una volta da Ubs che hanno garantito l'operazione e la venderanno ai loro clienti. Il miracolo della vita potrebbe ripetersi: come la scorsa primavera, quando l'azione raddoppiò in poche settimane consentendo alla Fondazione Mps di vendere e salvarsi, e al passato aumento da 5 miliardi di compiersi. Non resta che sperare in un finale diverso.
La presenza virtuale del Tesoro aggiunge carta Mps alla tantissima da vendere nei prossimi mesi. Eppur si sale, sfruttando la liquidità del mercato, la pregressa fuga degli investitori istituzionali da Siena, il rinnovo del cda in aprile, il risiko bancario che interessa l'Italia dopo le riforme del governo. Chi più ne ha più ne metta, ed è tutta musica per il management e per quelle poche e malpagate banche d'affari guidate ancora una volta da Ubs che hanno garantito l'operazione e la venderanno ai loro clienti. Il miracolo della vita potrebbe ripetersi: come la scorsa primavera, quando l'azione raddoppiò in poche settimane consentendo alla Fondazione Mps di vendere e salvarsi, e al passato aumento da 5 miliardi di compiersi. Non resta che sperare in un finale diverso.