Economia

Ipo, il postino suona tre volte

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Tre volte l'offerta - e il road show non è ancora finito - per un quantitativo nemmeno troppo piccolo, visto che sul mercato è stato messo quasi il 40% di Poste spa: insomma, non è certo l'effetto-rarità che sta spingendo gli investitori a chiedere azioni della società messa in vendita dal Mef. E' più probabile che ad ingolosire i potenziali sottoscrittori sia il generoso dividendo atteso per i primi due esercizi (almeno l'80% dell'utile netto consolidato). Stando alle indiscrezioni, la domanda invece è buona ma non travolgente tra i dipendenti: i rumors parlano di circa 23 mila dipendenti (su 140 mila). A loro andrà una bonus share rafforzata (il 10%) sui primi due lotti dedicati (per un totale di 100 azioni); tra i risparmiatori invece sarebbero 270 mila le domande. Ma le danze, come è noto, le conducono gli investitori istituzionali. Dipenderà non solo dalla quantità ma anche dalla qualità della domanda: a che prezzo sono disposti a comprare e "chi" sono gli aspiranti azionisti di Poste spa. L'azionista venditore, insieme al consorzio di garanzia, deciderà alla fine a che prezzo vendere l'intera quota; in base alle richieste, quindi secondo il prezzo ma anche secondo la tipologia di investitori (in caso di Ipo si possono privilegiare investitori di lungo periodo, anche accontentandosi di un prezzo leggermente più basso). Le scommesse sono per un prezzo superiore al minimo: le richieste per ora sarebbero diffuse su tutte le fasce di prezzo, ma è probabile che ci sia una certa concentrazione intorno a 6,5 euro per azione.