Economia

Solo munizioni a salve per la difesa del made in Italy

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Sessanta milioni di euro per difendere il made in Italy nel settore alimentare. Carlo Calenda, viceministro dello Sviluppo economico, promette di proteggere così i prodotti Doc della Penisola: dal Parmigiano Reggiano al pesto, dal Chianti alla pasta. Una promessa che nessuno degli ultimi governi è riuscito a mantenere: "In passato non abbiamo investito abbastanza" dice Calenda spiegando di puntare soprattutto "su Stati Uniti e Canada". Il problema è che l'inerzia ha portato l'italian sounding - l'insieme dei prodotti dal nome evocativo del made in Italy come il formaggio 'Parmesan' - a fatturare 60 miliardi di euro l'anno. Peggio: è in costante crescita. E, come se non bastasse, Stati Uniti e Canada sono tra i Paesi meno sensibili alle falsificazioni alimentari, ma sono gli stessi con cui l'Unione europea ha stretto o sta stringendo i più importanti accordi di libero scambio: il Ttip con gli Usa, il Ceta con il Canada. Nessuno dei due Paesi, però, è pronto a prendere impegni formali che vadano oltre la buona intenzione di tutelare i prodotti Doc e Igp. D'altra parte gli americani non valorizzano il fattore provenienza geografica bensì l'effetto-marca, proprio il contrario di quanto è negli interessi italiani. E così i 60 milioni del governo rischiano di diluirsi nel nulla, più rapidamente di una goccia nel mare.