Ci sono i 181,4 milioni prestati - tra i 2013 e il 2015 - a Gianni Zonin e alle società in qualche modo riconducibili a lui e alla sua famiglia. Ma anche gli 81,3 milioni confluiti nelle società vicine, direttamente o indirettamente, a Nicola Tognana, o i 45,8 milioni dati a Giovanni Fantoni. Poca cosa, in confronto, con i 30 milioni transitati verso società riconducibili a Giovanna Dossena, mentre Giuseppe Zigliotto (insieme ad un parente) ha ricevuto finanziamenti per 33,1 milioni (mentre altri tre milioni sono andati in società in cui erano presenti contemporaneamente Zigliotto e Roberto Zuccato ). Ben 37,8 milioni sono andati invece ad una società (San Marco srl) sottoposta a notevole influenza dalla banca ma in cui anche Paolo Zanconato (sindaco effettivo) ha un "interesse significativo". "Spiccioli" sono andati invece a Stefano Dolcetta (1,695 milioni): il finanziamento è stato deliberato dal consiglio di amministrazione il 15 dicembre 2015, nemmeno un mese dopo la nomina alla presidenza.
Cosa hanno in comune tutte queste persone? Di essere stati consiglieri della Popolare di Vicenza; Dolcetta a parte, tutti durante il periodo di Zonin (in larga misura ormai fuori dalla banca) e, per quanto riguarda Zigliotto e Dossena, di essere indagati insieme all'ex presidente della banca dalla Procura della repubblica, per le ipotesi di reato che arrivano fino all'aggiotaggio. L'altra cosa che hanno in comune è di essere impenditori; per carità, i loro finanziamenti sono passati attraverso le procedure previste per le operazione con parti correlate e sono state deliberate dal cda (a parte qualche raro caso, deliberato dal Responsabile divisione crediti, nonostante gli importi milionari).
Interrogato sulla posizione di Zonin, il neo amministratore delegato Francesco Iorio ha dichiarato che si tratta di crediti in bonis. Sarà sicuramente così anche per gli altri; certo però che essere clienti-consiglieri era una posizione ben comoda, nella popolare di Zonin.
Cosa hanno in comune tutte queste persone? Di essere stati consiglieri della Popolare di Vicenza; Dolcetta a parte, tutti durante il periodo di Zonin (in larga misura ormai fuori dalla banca) e, per quanto riguarda Zigliotto e Dossena, di essere indagati insieme all'ex presidente della banca dalla Procura della repubblica, per le ipotesi di reato che arrivano fino all'aggiotaggio. L'altra cosa che hanno in comune è di essere impenditori; per carità, i loro finanziamenti sono passati attraverso le procedure previste per le operazione con parti correlate e sono state deliberate dal cda (a parte qualche raro caso, deliberato dal Responsabile divisione crediti, nonostante gli importi milionari).
Interrogato sulla posizione di Zonin, il neo amministratore delegato Francesco Iorio ha dichiarato che si tratta di crediti in bonis. Sarà sicuramente così anche per gli altri; certo però che essere clienti-consiglieri era una posizione ben comoda, nella popolare di Zonin.