Il crollo dei mercati cinesi ha un colpevole. O, quanto meno, un capro espiatorio da consegnare al mondo occidentale per dimostrare la solidità economica del Paese e la rapidità della giustizia in Cina. Dopo la corsa di Shanghai che in un anno aveva guadagnato il 150% del proprio valore, a giugno dello scorso anno sono iniziati in crolli con cadute verticali che hanno minacciato la tenuta dell'intero sistema finanziario globale. Per reagire alle vendite azionarie, Pechino è ricorsa più volte alla svalutazione dello yuan. E per liberarsi da presunte accuse, ha preferito trovare un capro espiatorio nel Warren Buffett cinese: Xu Xiagn, general manager del gruppo Zexi Investment di Shanghai, in stato di detenzione dal 2 novembre scorso: quello che era considerato il numero uno degli hedge fund in Asia deve ora rispondere delle accuse di insider trading e di manipolazione dei prezzi delle azioni. Con lui sono finiti agli arresti anche tre top manager di Citic Securities, il principale broker cinese. La beffa per la società di trading, però, è doppia: proprio Citic annunciò - con altri due broker - la creazione di un fondo da 20 miliardi di dollari da investire a sostegno del mercato, dopo che Shanghai era arrivata a perdere oltre 3mila miliardi di capitalizzazione.