Calenda inverte i fattori: sono gli Stati a "minacciare" il Ttip
Giuliano Balestreri, di GIULIANO BALESTRERI
Non disturbate il manovratore. Soprattutto quando è impegnato a negoziare un accordo importante come il Ttip - il trattato di libero scambio tra Ue e Usa - e quando le trattative procedono silenziose lontane dai riflettori. E sì, perché coinvolgere l'opinione pubblica rischia di rendere più difficile la strada per la Commissione europea. "Per Bruxelles è sempre più difficile negoziare" ha detto il neo ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda spiegando come sia diventato complicato arrivare a un'intesa sul Ttip: "Dopo aver dato un mandato alla Commissione all'unanimità, dato che le opinioni pubbliche si sono girate contro abbiamo cominciato a toglierle poteri con il risultato che c'è un problema di credibilità nei confronti della controparte". Insomma per il ministro sarebbe meglio che cittadini e parlamenti nazionali non si occupassero della questione come se si trattasse di un s…
Non disturbate il manovratore. Soprattutto quando è impegnato a negoziare un accordo importante come il Ttip - il trattato di libero scambio tra Ue e Usa - e quando le trattative procedono silenziose lontane dai riflettori. E sì, perché coinvolgere l'opinione pubblica rischia di rendere più difficile la strada per la Commissione europea. "Per Bruxelles è sempre più difficile negoziare" ha detto il neo ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda spiegando come sia diventato complicato arrivare a un'intesa sul Ttip: "Dopo aver dato un mandato alla Commissione all'unanimità, dato che le opinioni pubbliche si sono girate contro abbiamo cominciato a toglierle poteri con il risultato che c'è un problema di credibilità nei confronti della controparte". Insomma per il ministro sarebbe meglio che cittadini e parlamenti nazionali non si occupassero della questione come se si trattasse di un semplice affare di dazi e dogane.
Eppure i trattati Europei sono chiari: se in genere gli accordi di libero scambio prevedono una competenza esclusiva dell'Unione europea, quelli che affrontano anche materie diverse - dalla governance ai servizi, dai trasporti alla tutela degli investirori (il Ttip in particolare li tratta tutti) - sono di competenza condivisa con gli Stati membri. E non potrebbe essere diversamente dal momento che sono destinati ad avere un impatto enorme sulle vite dei cittadini elettori. Pensare di lasciare mano libera alle tecnocrazie, prima di aver raggiunto una vera politica comune europea, aprirebbe le porte a quella che Colin Crouch definisce "post democrazia": un mondo nel quale le istituzioni continuano a esistere, ma sono svuotate di ogni reale potere.
Eppure i trattati Europei sono chiari: se in genere gli accordi di libero scambio prevedono una competenza esclusiva dell'Unione europea, quelli che affrontano anche materie diverse - dalla governance ai servizi, dai trasporti alla tutela degli investirori (il Ttip in particolare li tratta tutti) - sono di competenza condivisa con gli Stati membri. E non potrebbe essere diversamente dal momento che sono destinati ad avere un impatto enorme sulle vite dei cittadini elettori. Pensare di lasciare mano libera alle tecnocrazie, prima di aver raggiunto una vera politica comune europea, aprirebbe le porte a quella che Colin Crouch definisce "post democrazia": un mondo nel quale le istituzioni continuano a esistere, ma sono svuotate di ogni reale potere.