Economia

Il Veneto, la Banca e le assemblee domenicali

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Che puntassero al 50% più un'azione l'avevano già detto. E dopo l'assemblea di domenica mattina (un centinaio di persone riunitesi nell'hotel Maggior consiglio, a Treviso) sono ancora più speranzosi. "Sono più fiducioso di ieri e dell'altroieri", spiega Bruno Zago, presidente dell'associazione Per Veneto banca. Quella che raccoglie i soci di maggiori dimensioni ma che in mattinata ha visto confluire anche alcuni rappresentanti dell'altra associazione, quella che raggruppa invece i piccoli azionisti.

Sarà che vogliono contare, sarà che si sono fatti due conti e hanno concluso che lasciare il Veneto solo alle banche di grandi dimensioni, alle Bcc e al Fondo Atlante non conviene, sarà che è scattato anche l'amor proprio, sta di fatto che almeno a parole imprenditori e azionisti di medie dimensioni non hanno nessuna intenzione di mollare la partita. E, almeno a parole, non perdono occasione per sottolineare che intendono metter mano al portafoglio e sottoscrivere una buona parte dell'aumento di capitale.

Finora, gli azionisti di Veneto banca hanno sorpreso almeno in due occasioni: la prima, votando con maggioranza bulgara la trasformazione in Spa della popolare, la seconda ribaltando la maggioranza in assemblea e nominando altri vertici rispetto al consiglio uscente (persino rischiando di irritare un po' la Bce, se non altro per il ruolo del direttore generale Cristiano Carrus). Si vedrà, tra poco, se con l'aumento di capitale hanno lanciato il cuore oltre l'ostacolo o se davvero sono pronti a tirar fuori il grano (e se sono pronti a farlo in tanti). I soldi in ballo non sono pochi, ma da quelle parti non mancano.