Il conto alla rovescia è ormai partito. Meno di un mese e si terrà la doppia assemblea, in contemporanea, alla Bpm e al Banco Popolare, per benedire le nozze e nello stesso tempo sancire la trasformazione in spa. Passaggio obbligato quest'ultimo, pena la perdita della licenza bancaria (ma ci sono i tempi tecnici per indire una nuova assemblea entro fine anno, per il passaggio a società per azioni) volontaria e attesa ma non vincolante l'altra parte del quesito assembleare, quella relativa alla fusione.
Di sicuro l'attesa per il sì è alta, quasi quanto la trepidazione, visti i gelidi venti di guerra che spirano dalle parti di Piazza Meda. La Bpm è sempre stata una banca "difficile", in cui i sindacati interni hanno fatto a lungo il bello e il cattivo tempo. Un potere - che a questo punto rischia di essere quasi solo d'interdizione - passato ora alle associazioni dei pensionati, forti tra l'altro del nutrito pacchetto di deleghe (fino a 10).
Nel frattempo i mercati, nel dubbio, continuano a vendere. E così la prima operazione di fusione in Europa da quando c'è la vigilanza unica ha registrato in Borsa la stessa accoglienza - negativa - riservata da qualche tempo alle altre banche italiane, anzi anche un po' peggio: negli ultimi mesi Bpm ha dimezzato il suo valore, Banco ha registrato un saldo ancora più negativo (-64%) anche perché ha dovuto realizzare un aumento di capitale, mentre Ubi ha lasciato sul terreno il 45,6% e Bper ha limitato i danni al 43%. Lasciando perdere Intesa, prima della classe (-24%) o il Montepaschi, sul versante opposto.
Se poi si limita il raffronto all'ultimo mese, la solfa cambia ma di poco: -7,3% Bpm e -5,14% il Banco popolare, ma ancora -6,8% Bper e addirittura -9,2% Ubi. Mal comune mezzo gaudio? Di sicuro finora in Borsa il matrimonio annunciato non è bastato a mettere al riparo i due titoli dalle vendite.
Di sicuro l'attesa per il sì è alta, quasi quanto la trepidazione, visti i gelidi venti di guerra che spirano dalle parti di Piazza Meda. La Bpm è sempre stata una banca "difficile", in cui i sindacati interni hanno fatto a lungo il bello e il cattivo tempo. Un potere - che a questo punto rischia di essere quasi solo d'interdizione - passato ora alle associazioni dei pensionati, forti tra l'altro del nutrito pacchetto di deleghe (fino a 10).
Nel frattempo i mercati, nel dubbio, continuano a vendere. E così la prima operazione di fusione in Europa da quando c'è la vigilanza unica ha registrato in Borsa la stessa accoglienza - negativa - riservata da qualche tempo alle altre banche italiane, anzi anche un po' peggio: negli ultimi mesi Bpm ha dimezzato il suo valore, Banco ha registrato un saldo ancora più negativo (-64%) anche perché ha dovuto realizzare un aumento di capitale, mentre Ubi ha lasciato sul terreno il 45,6% e Bper ha limitato i danni al 43%. Lasciando perdere Intesa, prima della classe (-24%) o il Montepaschi, sul versante opposto.
Se poi si limita il raffronto all'ultimo mese, la solfa cambia ma di poco: -7,3% Bpm e -5,14% il Banco popolare, ma ancora -6,8% Bper e addirittura -9,2% Ubi. Mal comune mezzo gaudio? Di sicuro finora in Borsa il matrimonio annunciato non è bastato a mettere al riparo i due titoli dalle vendite.