Dopo una decina di aggregazioni spurie - a esser gentili - finalmente due banche ne propongono una verace, spontanea, lineare. La Popolare di Sondrio si offre di rilevare il 67% della Cassa di Cento dalla Fondazione locale che ne è il primo azionista, e dopo le debite perizie e autorizzazioni farà un'offerta similare ai quasi 10mila altri soci della cassa emiliana, non quotata. Piccoli numeri, d'accordo: Cento ha 49 sportelli e nemmeno 3 miliardi di euro di attivi, un decimo rispetto alla taglia dei valtellinesi. Danno però un senso e una direzione nuovi, tutti diversi rispetto alle fusioni viste da tre anni. Da quando l'ultimo ciclo di crisi nel credito nazionale s'è aperto, con la pasticciata risoluzione di quattro piccoli marchi a fine 2015, ogni passo del consolidamento è stato per evitare il crac di qualche istituto (vedi Banca Marche, Etruria, Carichieti prese dal gruppo Ubi, o più vicino le Casse di Cesena, Rimini e San Miniato comprate da Crédit Agricole), la derivata e più grave fuga dei depositi (vedi Popolare di Vicenza e Veneto banca fuse nel calderone di Intesa Sanpaolo), o nel caso migliore cercando un equilibrismo di campanili e di poltrone, come per le due ex popolari di Milano e Verona. Operazioni ben lecite: anzi provvidenziali, per scansare guai peggiori e un contagio sistemico che avrebbe riportato l'Italia in recessione. La fusione annunciata tra la popolare di Sondrio e la cassa di Cento sembra però un altro film. Non ci sono pezzi da salvare, trattandosi di due istituti tra i più solidi nelle loro nicchie. Non poltrone da espugnare o difendere: difatti il cda degli emiliani dopo un giorno ha valutato "positivamente" l'offerta, dicendosi "fortemente motivato ad affrontare questa possibile, nuova esperienza" (rare parole). Non sono da attendersi grandi esuberi, per la complementarietà industriale, organizzativa e geografica del progetto. Ci sono invece, come rimarcano gli amministratori di Cento, comuni tratti distintivi: "Forte radicamento territoriale, spiccato senso identitario, cura e attenzione del cliente". Tra l'altro Sondrio pagherà in azioni, così la Fondazione Cento si troverà socia in Valtellina con fino al 5% del capitale, che essendo in Borsa è più facilmente monetizzabile: perché l'ente concentra l'80% del patrimonio nel credito, e deve scendere a un terzo entro il 2020 per rispettare le regole del Tesoro. Per tutte queste ragioni la piccola operazione in cantiere è guardata con letizia nei palazzi del potere bancario, dove si vorrebbe fosse presa a modello e viatico di tempi nuovi; in cui il settore possa consolidarsi e modernizzarsi in modi meno drammatici dei recenti.