Chiuse le fiere di Frieze Seoul e l’Armory Show di New York, operatori, collezionisti (e commentatori) entrano nel trimestre caldo del mercato dell’arte che quasi sempre registra i record e caratterizza la narrativa sui dati di fine anno. In particolare, ad ottobre, Frieze London, Frieze Master, Paris +, le aste di Christie’s, Sotheby’s e Phillips e tutti gli eventi satelliti, scandiscono l’agenda (per i compratori interessati all’arte italiana, si segnala la tornata Avant-Garde(s) Including Thinking Italian il 20 ottobre da Christie’s a Parigi). Alla partenza di questa maratona, il quadro d’insieme sullo stato di salute delle transazioni mette in luce più di una difficoltà; vari studi sottolineano vendite non brillanti nel primo semestre e soddisfazione a macchia di leopardo dei galleristi presenti nelle fiere internazionali.
Sulle ragioni del presente e sul futuro ognuno ha un punto di vista differente, come differenti sono gli interessi collezionistici o le eventuali prospettive di investimento. In generale si percepisce un certo disallineamento tra offerta e domanda che trova un punto di contatto soprattutto sui trophy asset. L’ossessiva ricerca di Picasso, Warhol, Kusama e Richter trova ossigeno grazie anche alla collezione di Emily Fisher Landau, una patronessa del Whitney Museum of American Art di New York in asta a novembre, o quella dei coniugi cinesi Liu Yiqian e Wang Wei, fondatori del Long Museum di Shanhai, che viene venduta in questi giorni a Hong Kong.
I numeri emersi dal Global Wealth Report prevedono un aumento della ricchezza nei prossimi cinque anni ma, allo stesso tempo, ne rilevano nel 2022 una diminuzione del 2,4%, la prima dal 2008, sembrano non preoccupare i big player dell’arte. Accanto, un sempre più nutrito gruppo di compratori attratti dai beni di lusso piuttosto che dalle opere d’arte, fatta eccezione per pittori e pittrici nate dopo il 1974.