Economia

'Bonus sceicco' dal calo-petrolio, se il governo s'impone sulle compagnie

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Altro che il bonus Renzi, assai meglio il bonus dello sceicco. A patto di riuscire ad incassarlo. Mentre l'economia europea si trascina sul fondo della recessione, infatti, un aiuto insperato a ridare fiato ai portafogli della famiglie arriva non da Bruxelles o da Francoforte, ma da Riad e dai deserti intorno al Golfo Persico. Il rifiuto dei sauditi di tagliare la produzione per contrastare la caduta del prezzo del petrolio ha motivazioni puramente egoistiche: gli sceicchi sperano di mettere fuori mercato i produttori americani dello shale oil. Secondo varie stime, i pozzi americani del petrolio da scisto hanno bisogno, in media, di un prezzo di 70-75 dollari a barile per rendere conveniente la produzione. Il prezzo, a New York, oscilla in questi giorni sui 78 dollari, quindi non siamo lontani. Ma un effetto indiretto di questo braccio di ferro è il consolidarsi di quotazioni del greggio, che non si vedevano da tempo. Da giugno ad oggi, in Europa, il prezzo del petrolio è sceso del 25 per cento: un manna per i consumatori. Il risparmio alla pompa può travasarsi in maggior spesa al supermercato o al grande magazzino, ridando fiato ad una domanda asfittica.

Quanto vale il bonus dello sceicco? Diciamo che è paragonabile, per entità, agli 80 euro in busta paga disposti dal governo Renzi con lo sgravio Irpef. Mediamente, la famiglia italiana spende per carburanti, energia, trasporti, 470 euro al mese. Ipotizzando che lo sconto sul greggio del 25 per cento si trasferisca, oltre che sul carburante, anche sul biglietto dell'autobus e sulla bolletta del gas e della luce, gli italiani si troverebbero a disporre di quasi 120 euro in più al mese. Se, più realisticamente, ci limitiamo, per il momento, a considerare solo lo sconto sul carburante, la spesa media per famiglia per riempire il serbatoio è di circa 150 euro al mese. Lo sconto dello sceicco vale, dunque, un sempre consistente 40 euro al mese. Questo, naturalmente, presuppone che il governo si adoperi perché le compagnie petrolifere trasferiscano effettivamente il risparmio sul greggio in risparmio alla pompa di benzina.

In Italia, non avviene quasi mai o solo con forte ritardo. Questa volta, il problema non è solo di giustizia sociale, ma di strategia economica. Assicurare che lo sconto dello sceicco finisca nei portafogli delle famiglie, anziché delle aziende, significa realizzare una massiccia manovra espansiva. Il governo ci rimette, perché un prezzo più basso si traduce in meno accise per il fisco. Ma le manovre espansive dell'economia funzionano esattamente così, sacrificando il bilancio dello Stato a favore dei bilanci delle famiglie. Tanto più che il bonus dello sceicco non appare transitorio: gli analisti pensano che il prezzo del petrolio, nei prossimi mesi, potrebbe scendere anche di più e, comunque, non sembra destinato a risalire, almeno fino al 2016.

D'altra parte, non rendere spendibile dalle famiglie, in Italia e in Europa, questo risparmio sarebbe doppiamente colpevole. Il bonus dello sceicco contiene, infatti, una coda avvelenata, che può essere neutralizzata solo da un aumento vivace dei consumi. Quotazioni più basse del barile significano un'inflazione ancora più bassa di quello che si registra oggi. Dal novembre 2011, metà del rallentamento dell'inflazione - che ha portato l'Europa sull'orlo o dentro la deflazione - è dovuta, infatti, al calo progressivo dei prezzi del petrolio. La componente esterna - su cui molto ha insistito, nei mesi scorsi, la Bce per giustificare la sua inazione sul fronte deflazione - non va, peraltro, sopravvalutata. A ottobre, nella area euro, l'inflazione è stata pari allo 0,4 per cento. Se si scorpora l'energia, il ritmo di aumento dei prezzi risale, ma di poco: 0,7 per cento. E' un anno, del resto, che l'inflazione, anche al netto dell'energia, non si schioda dallo 0,5-0,7 per cento. Segno che i problemi non sono solo - o non sono più - dovuti alle componenti internazionali. Ma, con un'inflazione allo 0,4 per cento e molti paesi già in deflazione, l'ultima cosa di cui l'Europa ha bisogno è di una ulteriore spinta verso il basso dal petrolio.