Per salvare l'accordo con l'Iran l'Europa alza lo scudo contro le sanzioni Usa
Maurizio Ricci, di MAURIZIO RICCII Paesi europei sono intenzionati a tenere in vita l'accordo ripudiato da Trump con tutti gli strumenti disponibili. Da un lato sconfessando eventuali multe alle aziende che continueranno a fare affari con Teheran, dall'altro lasciando aperto il canale bancario Swift, e consentendo quindi al Paese di continuare a ricevere pagamenti per le forniture di greggio
Solo il 14 per cento dei tedeschi considera l'America un partner affidabile. Anche senza farsi ipnotizzare dai sondaggi, il risultato dovrebbe far suonare un campanello d'allarme a Washington. Le prossime settimane e i prossimi mesi – diciamo da qui a Natale – potrebbero, infatti, stravolgere l'ordine economico mondiale. Donald Trump, del resto, aveva invocato una rivoluzione. Ma è possibile che ottenga – sorpresa - l' opposto di quel che aveva messo in conto. Se America First significa America da sola, è l'egemonia mondiale del dollaro e della finanza americana che potrebbe trovarsi, infatti, in discussione. La controprova – inevitabilmente, nel mondo di oggi – potrebbe venire da quello che corre sui cavi a fibra ottica della rete globale di Internet.
Il terreno su cui si gioca la partita sono gli scambi commerciali. Sulla rovente questione dei dazi sull'acciaio, gli europei sollecitano, ragionevolmente,…
Il terreno su cui si gioca la partita sono gli scambi commerciali. Sulla rovente questione dei dazi sull'acciaio, gli europei sollecitano, ragionevolmente,…
Solo il 14 per cento dei tedeschi considera l'America un partner affidabile. Anche senza farsi ipnotizzare dai sondaggi, il risultato dovrebbe far suonare un campanello d'allarme a Washington. Le prossime settimane e i prossimi mesi – diciamo da qui a Natale – potrebbero, infatti, stravolgere l'ordine economico mondiale. Donald Trump, del resto, aveva invocato una rivoluzione. Ma è possibile che ottenga – sorpresa - l' opposto di quel che aveva messo in conto. Se America First significa America da sola, è l'egemonia mondiale del dollaro e della finanza americana che potrebbe trovarsi, infatti, in discussione. La controprova – inevitabilmente, nel mondo di oggi – potrebbe venire da quello che corre sui cavi a fibra ottica della rete globale di Internet.
Il terreno su cui si gioca la partita sono gli scambi commerciali. Sulla rovente questione dei dazi sull'acciaio, gli europei sollecitano, ragionevolmente, che Trump ritiri le tariffe unilaterali contro l'Europa e apra trattative per una liberalizzazione a 360 gradi. Paradossalmente, però, non è sul rapporto diretto Europa-Usa che si svolge il confronto cruciale: il nodo è l'Iran. Gli europei vogliono tenere in vita l'accordo, ripudiato da Trump, che congela il programma atomico di Teheran e l'unico modo è alimentare i flussi commerciali che giustificano, agli occhi degli ayatollah, la rinuncia alla strategia militare. A Sofia, dunque, il Consiglio europeo ha deciso di riesumare il “regolamento di blocco”, ideato ai tempi dell'embargo di Clinton contro Cuba. Le imprese europee non dovranno sottostare alle sanzioni Usa. I tribunali europei sconfesseranno multe e sentenze decise dai tribunali americani e le imprese saranno rimborsate di eventuali danni. Tutti sanno che queste salvaguardie servono solo a imprese medie e piccole, senza affari con o negli Usa. Per le multinazionali la tagliola delle sanzioni secondarie è letale: la minaccia di non poter operare più in America o con imprese e banche americane è sufficiente a tenere lontano il grande business europeo da Teheran.
Come dichiarazione di principio, tuttavia, è significativa e non scontata. Soprattutto se accoppiata all'altra: l'invito ai governi europei a tenere aperte le possibilità di trasferimenti di denaro verso l'Iran, in particolare per pagare il petrolio. Nei fatti, il soffocamento dell'economia iraniana immaginato dagli strateghi di Trump ha senso solo se chiude il rubinetto del greggio. L'Iran esporta 2 milioni di barili al giorno: 1 milione verso l'Asia (Cina in testa), 1 milione verso l'Europa. Visto che difficilmente le sanzioni di Trump spaventeranno Pechino, se anche l'Europa continua ad importare petrolio il nodo scorsoio di Trump si inceppa. I contratti di importazione non potranno firmarli Total o Eni, bloccati dalle sanzioni secondarie americane, ma raffinerie limitate al mercato europeo. Il problema, tuttavia, non è quello. Sono i pagamenti. Ed è qui che viene in ballo Internet.
Come sa chiunque abbia fatto un bonifico bancario internazionale, i pagamenti su estero transitano, a livello globale, su una rete telematica che si chiama Swift e che gestisce circa 30 milioni di messaggi al giorno, in una rete di 11 mila banche. Nel precedente embargo – che costrinse gli ayatollah al tavolo di trattativa – l'Iran fu tagliato fuori da Swift e ridotto al medioevo bancario, facendosi pagare il greggio con sistemi appena più sofisticati di un corriere in aereo con una valigia piena di soldi. Ma allora – era il 2012 – gli europei aderirono all'embargo. E perché conta che gli europei fossero allora d'accordo, al contrario di adesso? Perché, per una volta, il sistema finanziario internazionale non è solo made in Usa. Swift ha sede a Bruxelles, è sottoposto alla legislazione europea e ha già detto che farà quanto i suoi regolatori gli diranno. Se la garanzia dei trasferimenti di denaro, appena evocata al vertice Ue di Sofia, significa che Swift resta aperto agli iraniani, lo scontro con Washington sarà duro e inevitabile. Gli americani non possono, al pari degli altri, fare a meno di Swift, ma non possono neanche vedere l'embargo aggirato. Lo scontro corre sul cavo.
Il terreno su cui si gioca la partita sono gli scambi commerciali. Sulla rovente questione dei dazi sull'acciaio, gli europei sollecitano, ragionevolmente, che Trump ritiri le tariffe unilaterali contro l'Europa e apra trattative per una liberalizzazione a 360 gradi. Paradossalmente, però, non è sul rapporto diretto Europa-Usa che si svolge il confronto cruciale: il nodo è l'Iran. Gli europei vogliono tenere in vita l'accordo, ripudiato da Trump, che congela il programma atomico di Teheran e l'unico modo è alimentare i flussi commerciali che giustificano, agli occhi degli ayatollah, la rinuncia alla strategia militare. A Sofia, dunque, il Consiglio europeo ha deciso di riesumare il “regolamento di blocco”, ideato ai tempi dell'embargo di Clinton contro Cuba. Le imprese europee non dovranno sottostare alle sanzioni Usa. I tribunali europei sconfesseranno multe e sentenze decise dai tribunali americani e le imprese saranno rimborsate di eventuali danni. Tutti sanno che queste salvaguardie servono solo a imprese medie e piccole, senza affari con o negli Usa. Per le multinazionali la tagliola delle sanzioni secondarie è letale: la minaccia di non poter operare più in America o con imprese e banche americane è sufficiente a tenere lontano il grande business europeo da Teheran.
Come dichiarazione di principio, tuttavia, è significativa e non scontata. Soprattutto se accoppiata all'altra: l'invito ai governi europei a tenere aperte le possibilità di trasferimenti di denaro verso l'Iran, in particolare per pagare il petrolio. Nei fatti, il soffocamento dell'economia iraniana immaginato dagli strateghi di Trump ha senso solo se chiude il rubinetto del greggio. L'Iran esporta 2 milioni di barili al giorno: 1 milione verso l'Asia (Cina in testa), 1 milione verso l'Europa. Visto che difficilmente le sanzioni di Trump spaventeranno Pechino, se anche l'Europa continua ad importare petrolio il nodo scorsoio di Trump si inceppa. I contratti di importazione non potranno firmarli Total o Eni, bloccati dalle sanzioni secondarie americane, ma raffinerie limitate al mercato europeo. Il problema, tuttavia, non è quello. Sono i pagamenti. Ed è qui che viene in ballo Internet.
Come sa chiunque abbia fatto un bonifico bancario internazionale, i pagamenti su estero transitano, a livello globale, su una rete telematica che si chiama Swift e che gestisce circa 30 milioni di messaggi al giorno, in una rete di 11 mila banche. Nel precedente embargo – che costrinse gli ayatollah al tavolo di trattativa – l'Iran fu tagliato fuori da Swift e ridotto al medioevo bancario, facendosi pagare il greggio con sistemi appena più sofisticati di un corriere in aereo con una valigia piena di soldi. Ma allora – era il 2012 – gli europei aderirono all'embargo. E perché conta che gli europei fossero allora d'accordo, al contrario di adesso? Perché, per una volta, il sistema finanziario internazionale non è solo made in Usa. Swift ha sede a Bruxelles, è sottoposto alla legislazione europea e ha già detto che farà quanto i suoi regolatori gli diranno. Se la garanzia dei trasferimenti di denaro, appena evocata al vertice Ue di Sofia, significa che Swift resta aperto agli iraniani, lo scontro con Washington sarà duro e inevitabile. Gli americani non possono, al pari degli altri, fare a meno di Swift, ma non possono neanche vedere l'embargo aggirato. Lo scontro corre sul cavo.