Elogio del vagone letto. La sfida per l'ambiente passa (anche) sui binari dei treni
Maurizio Ricci
(afp)
Combattere il cambiamento climatico costa. Tutti noi dobbiamo fare sacrifici, compreso cambiare il modo di muoverci nel Vecchio continente. Per limitare le emissioni degli aerei, i convogli sono una alternativa reale
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Ridateci l'Orient Express! O anche solo il Palatino che, nella mia gioventù, portava in vagone letto fino a Parigi. Forse perfino le vecchie proletarie cuccette. Non sono appelli senza senso. E neanche una operazione nostalgia. Al contrario, può essere una scommessa sul futuro. Almeno, se sulla lotta al riscaldamento globale si parla sul serio. Spesso, non sembra. In Europa, i paradossi del "politicamente corretto" - che, in America, riguardano, per lo più, sesso e razza - fioriscono sull'ambiente. Nei giorni scorsi, Josep Borrell, commissario Ue per la politica estera, ha creato un vespaio per aver invitato i giovani che manifestano contro l'effetto serra nelle strade a tener conto che c'è un prezzo da pagare per fermare il riscaldamento globale. Gli hanno rinfacciato di andare contro la logica del Green Deal della stessa Commissione.
Invece, è vero il contrario. Gli impegni di spesa del Green Deal sono la prova che la difesa dell'ambiente costa. Borrell ha, insomma, ragione: ci sono sacrifici da fare e non tutti - come mostra la campagna dei gilet gialli francesi, scatenata, un anno fa, dalla decisione di Macron di scoraggiare le auto inquinanti - ne sono consapevoli.
Una prova viene dai viaggi aerei. Gli aerei commerciali producono il 2 per cento della CO2 di origine umana. Le auto pesano molto di più, il 15 per cento, ma anche il 2 per cento è una quota significativa. Il problema è che, per le auto, una soluzione a portata di mano c'è ed è già in circolazione: la macchina elettrica. Al limite - e a livello teorico - la sostituzione delle auto a benzina con le auto elettriche è soltanto una decisione politica: già oggi, del resto, la circolazione delle auto tradizionali ha limitazioni. Per gli aerei, questa soluzione non c'è. Esistono velivoli alimentati con il fotovoltaico, ma sono piccoli e a breve raggio. Difficile pensare ad aerei analoghi su lunghi voli, con centinaia di passeggeri. Un rapporto preparato da un gruppo di università inglesi ("Absolute Zero") giudica proibitiva l'ipotesi di arrivarci entro il 2050, la data entro cui l'Europa pensa di toccare emissioni zero. L'alternativa di sostituire il kerosene con idrogeno prodotto da energie rinnovabili pone problemi di scala. Oggi le rinnovabili costituiscono solo il 15 per cento dell'energia. Anche un loro boom nel futuro dovrebbe prima soddisfare il fabbisogno per le auto, il riscaldamento, le industrie. Infine, i vari programmi per le "miglia ad emissioni zero" - in cui la CO2 del vostro volo viene compensata piantando alberi o con altri progetti ambientali - sono tutti meritori, ma gravati da un sospetto di improbabilità.
E, allora, che si fa? Si sale in carrozza. Un viaggio in treno comporta un taglio dell'80 per cento delle emissioni, rispetto allo stesso viaggio in aereo. E le ferrovie europee cominciano ad attrezzarsi. La scorsa settimana, è stato inaugurato un tragitto diretto Vienna-Bruxelles. Ad aprile, partirà quello Amsterdam-Londra. A volte basta poco. Il treno Amsterdam-Londra, ad esempio, esiste già, ma, poiché Londra non è nell'area Schengen (e, fra breve, neanche nella Unione europea), a Bruxelles i passeggeri devono scendere per i controlli passaporti e sicurezza. Da aprile, questi controlli a terra verranno eliminati, tagliando mezz'ora dalla durata del viaggio.
Invece di 4 ore, quindi, Amsterdam-Londra in treno comporterà un viaggio di tre ore e mezza. Competitivo? Il volo dura 75 minuti, ma aggiungetevi un'ora da e per gli aeroporti e un'ora di attesa al check-in e la differenza si misura in minuti. Del resto, è la rivoluzione che noi italiani abbiamo sperimentato, in questi anni con l'alta velocità (al netto degli incidenti) e il collasso di quella gallina dalle uova d'oro che, per l'Alitalia, era la linea Milano-Roma.
Ora, la sfida è portare questa rivoluzione su percorsi più lunghi. Milano-Bruxelles. Londra-Francoforte. E la strada potrebbe essere appunto il ritorno del vagone letto, progressivamente scomparso, negli ultimi dieci anni, dai binari europei. In nome del Green Deal si potrebbero sussidiare gli eredi dell'Orient Express e penalizzare i viaggi aerei. Ma, nel ritorno al treno, può esserci anche una logica spontanea. A cominciare dai viaggi per lavoro. Sicuri, ad esempio, che, per andare da Milano a Bruxelles, sia meglio svegliarsi all'alba, fare la fila all'aeroporto, arrivare stravolti a metà mattinata, piuttosto che dormire in treno e arrivare, freschi e riposati, di prima mattina? Se vi fermate fino a sera, c'è modo, con il vagone letto del ritorno, di risparmiare anche sull'albergo.