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Commercio, su Biden l'eredità dei dazi di Trump: la partita con l'Europa è ancora tutta da giocare

(afp)
Il mandato del nuovo presidente si è aperto nel segno della discontinuità su clima e welfare. Ma nel confronto con il Vecchio Continente sulle tariffe non è scontato che decida di smantellare i paletti posti dal suo predecessore
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Quanto Trump resta nell'America post-Trump? Lo scopriremo nelle prossime settimane. Nell'eccitazione per lo smantellamento dei dogmi dell'ex presidente sul clima e per la grande spinta al welfare, contenuta nel pacchetto di stimoli da 1.900 miliardi di dollari per l'economia appena approvato, rimane, infatti, sotto il pelo dell'acqua l'eredità più genuinamente trumpiana: le guerre dei dazi. E a Bruxelles come a Washington ci si sta rendendo conto che i due partner transatlantici or ora ritrovatisi stanno irresistibilmente scivolando verso una nuova escalation commerciale.

Il 1 giugno, salvo novità, la Ue raddoppierà i dazi in atto da due anni su alcune esportazioni iperamericane, come il bourbon e i jeans. E' il lascito dell'offensiva protezionistica che ha caratterizzato tutti i quattro anni della presidenza Trump. La scorsa settimana, Washington e Bruxelles hanno siglato una tregua sul capitolo Airbus-Boeing, congelando pe…

Quanto Trump resta nell'America post-Trump? Lo scopriremo nelle prossime settimane. Nell'eccitazione per lo smantellamento dei dogmi dell'ex presidente sul clima e per la grande spinta al welfare, contenuta nel pacchetto di stimoli da 1.900 miliardi di dollari per l'economia appena approvato, rimane, infatti, sotto il pelo dell'acqua l'eredità più genuinamente trumpiana: le guerre dei dazi. E a Bruxelles come a Washington ci si sta rendendo conto che i due partner transatlantici or ora ritrovatisi stanno irresistibilmente scivolando verso una nuova escalation commerciale.

Il 1 giugno, salvo novità, la Ue raddoppierà i dazi in atto da due anni su alcune esportazioni iperamericane, come il bourbon e i jeans. E' il lascito dell'offensiva protezionistica che ha caratterizzato tutti i quattro anni della presidenza Trump. La scorsa settimana, Washington e Bruxelles hanno siglato una tregua sul capitolo Airbus-Boeing, congelando per 4 mesi le tariffe che una aveva imposto all'altra, come ritorsione per i sussidi che gli americani danno a Boeing, gli europei ad Airbus. Ma questa era la parte facile, se non altro perché il terreno è ristretto e c'è spazio per uno scambio. Il nodo ingarbugliato sono i dazi del 25 per cento imposti  nel 2018 da Trump sulle importazioni di acciaio ed alluminio, sulla base di traballanti motivazioni di sicurezza nazionale.

La Ue reagì con indignazione, ritenendo di essere stata presa ingiustamente a bersaglio dalla Casa Bianca. E impose propri controdazi del 25 per cento su prodotti iconici americani come il bourbon, i jeans, le moto Harley Davidson. Il punto chiave è che i dazi europei sono stati introdotti con un vero e proprio decreto, il quale stabilisce che, se il primo giugno le tariffe di Trump saranno ancora in vigore, i dazi europei raddoppieranno: la tariffa sul bourbon, ad esempio, passerà dal 25 al 50 per cento. Non è una cosa da decidere: il raddoppio delle tariffe, dice il decreto, è automatico.

Ma sicuramente Biden metterà mano ai dazi americani sull'acciaio, spegnendo la disputa, no? Invece non è affatto detto, ha fatto notare un giornale addentro agli ingranaggi della politica americana, come Politico. Biden ha strappato la cintura industriale del Midwest a Trump, nelle elezioni di novembre, ma solo di misura e molti dubitano che voglia mettersi contro il voto operaio che, nel 2016, Trump riuscì a mobilitare proprio evocando il protezionismo. Molti economisti ritengono, in realtà, che il favore fatto all'industria dell'acciaio con le tariffe sia una sorta di autogol, perché il resto dell'economia ha pagato di più sia con i dazi europei, sia soprattutto con l'aumento (è il caso dell'industria dell'auto) dei costi interni. Ma la logica politica non è sempre coincidente con quella economica. Gina Raimondo, la nuova segretaria al Commercio di Biden ha già osservato che le tariffe “sono state efficaci” nel fermare l'import di acciaio dall'estero. E neanche la nuova rappresentante della Casa Bianca nei negoziati commerciali, Katharine Tai, sembra ansiosa di prendere di petto la lobby siderurgica: “dobbiamo mantenere una forte industria dell'acciaio” ha detto al Congresso.

La collisione non è inevitabile. Il problema della sovracapacità globale nella produzione di acciaio non nasce in Europa, ma in Cina e questo spiega la risentita reazione di Bruxelles alle tariffe di Trump. La stessa Tai fa capire che la questione va inquadrata nel dialogo appena ripartito con gli “alleati” che vede al centro proprio il rapporto con la Cina e i sussidi con cui Pechino foraggia le sue industrie esportatrici, comprese quelle siderurgiche.

Ma è un lavoro di lunga lena, mentre il raddoppio automatico dei dazi europei è dietro l'angolo. Non propriamente la novità che può rasserenare gli animi, prima che, in autunno, lo scontro esploda al Wto, dove si deve decidere se queste tariffe americane, piuttosto che quelle controtariffe europee sono legittime.