La ripresa è nella "testa" degli italiani: solo vaccini e fiducia faranno ripartire i consumi
di Maurizio Ricci , di Maurizio RicciLa ripresa è dietro l'angolo. Anzi, è già qui, assicura un coro pressochè unanime di voci, che vanno dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, ai grandi istituti internazionali, alla Confindustria, fino a economisti sparsi di vari colori. Ad aprile, si calcolava una crescita tendenziale per quest'anno di poco superiore al 4 per cento e Draghi aveva forzato la mano, facendo scrivere nel Def 4,5 per cento, puntando sul varo di un ampio pacchetto di investimenti pubblici. Oggi, quel 4,5 per cento appare assai meno una forzatura. L'inverno è andato meglio del previsto: si dava per scontata una flessione, via lockdown, nel primo trimestre, un -0,4 per cento che avrebbe sancito una seconda vera e propria recessione da pandemia, dopo quella della primavera 2020. La flessione, invece, non c'è stata, assicura l'Istat, anzi il Pil è cresciuto dello 0,1 per cento nel primo trimestre. Così, qualcuno già si spinge…
La ripresa è dietro l'angolo. Anzi, è già qui, assicura un coro pressochè unanime di voci, che vanno dal presidente del Consiglio, Mario Draghi, ai grandi istituti internazionali, alla Confindustria, fino a economisti sparsi di vari colori. Ad aprile, si calcolava una crescita tendenziale per quest'anno di poco superiore al 4 per cento e Draghi aveva forzato la mano, facendo scrivere nel Def 4,5 per cento, puntando sul varo di un ampio pacchetto di investimenti pubblici. Oggi, quel 4,5 per cento appare assai meno una forzatura. L'inverno è andato meglio del previsto: si dava per scontata una flessione, via lockdown, nel primo trimestre, un -0,4 per cento che avrebbe sancito una seconda vera e propria recessione da pandemia, dopo quella della primavera 2020. La flessione, invece, non c'è stata, assicura l'Istat, anzi il Pil è cresciuto dello 0,1 per cento nel primo trimestre. Così, qualcuno già si spinge a dire che quest'anno scavalcheremo il 4,5 per cento azzardato da Draghi e chiuderemo il 2021 addirittura al 5 per cento.
Troppo entusiasmo? In realtà, questa volta è davvero differente. Nel senso che la crisi che abbiamo attraversato non assomiglia a quelle cui siamo abituati. In tutte le recessioni i consumi cadono. E, nel 2020, sono caduti dell'8 per cento nella zona euro, del 12 per cento in Italia. Ma, di solito, questo calo si spiega con motivi direttamente economici: meno reddito disponibile, meno ore lavorate. Insomma, meno soldi da spendere. Nella recessione da pandemia la determinante dei consumi è, invece, qualcosa di impalpabile, come la psicologia, che, secondo le indagini della Banca d'Italia, ha avuto un impatto doppio, rispetto ai quattrini in tasca, sul taglio delle spese. Le difficoltà materiali delle quarantene non hanno svolto, infatti, un ruolo significativo: incidono per circa un decimo sulla riduzione dei consumi. I punti chiave, invece, sono nella testa: paura del contagio e incertezza del futuro. Sono questi i due elementi che hanno compresso i consumi e fatto saltare in su la propensione al risparmio di un 7 per cento record, rispetto al 2019. A gennaio c'erano poco meno di 2 mila miliardi di euro depositati in banca, quasi 200 in più di un anno prima.
Questo risparmio extra si rovescerà sul mercato, nei negozi, nell'online, nel godimento del tempo libero? Negli Stati Uniti, dove la ripresa romba, al punto da far temere il riemergere dell'inflazione, è quanto sta avvenendo. E perché il Pil italiano si metta anch'esso a correre, giustificando le previsioni di crescita che circolano in questi giorni, deve avvenire qualcosa di simile anche da noi. Ma è presto per dare per scontato un boom dei consumi. Ancora a primavera la spesa in generale per i servizi era del 50 per cento al di sotto del trend normale. Negli ultimi mesi, le attese delle famiglie sono migliorate, dicono i sondaggi. Ma, se si va a vedere cosa gli italiani pensano di fare di quei 200 miliardi di euro non si ha affatto l'impressione di essere alla viglia di un boom.
Solo un terzo degli italiani, ancora poche settimane fa, era pronto a trasformare l'extrarisparmio dei mesi di pandemia in cene al ristorante, vacanze al mare e turni in palestra. Il 14 per cento si preoccupava, piuttosto, di rimborsare anzitutto i debiti. Soprattutto, più della metà era intenzionato a tenere i soldi sul conto corrente, altro che spese pazze.
Così non funziona; niente boom dei consumi, niente megarimbalzo, niente turbocrescita già vagheggiata. Per invertire la tendenza e convincere gli italiani che il peggio è davvero alle spalle bisogna giocare sul crinale scivoloso della fiducia. E' la prova provata di quanto abbiamo sempre saputo: questa crisi si supera solo con le vaccinazioni a tappeto. Forse non ci si aspettava che fosse così direttamente evidente. In qualche modo, la ripresa italiana, ancor più che a Draghi, è affidata al generale Figliuolo e all'ottimismo che riesce a trasmettere sul ritmo di immunizzazione. Assalti al vaccino, come quello di Bologna, sono segnali che la voglia di normalità è tanta. E, in fondo, ogni vaccinato in più è – ci potete scommettere – uno di più in vacanza nelle prossime settimane. Nei conti che faceva il governo ad aprile, ad una ripresa del turismo già questa estate si credeva poco. Ma in un paese in cui un euro di Pil ogni sei viene dal turismo e affini, la corsa dei vaccinati alle spiagge sarebbe un tonico salutare.