Il pianeta invaso dalla plastica: ecco perché norme più severe potrebbero non bastare
di Maurizio Ricci , di Maurizio RicciMILANO - “Non buttare nulla. Il mare inizia qui” avvertono i tombini a Parigi. Si stima che, ogni anno, arrivino nei mari del mondo 275 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, 100 milioni solo dagli insediamenti umani a meno di 50 chilometri dalla costa. Di questi 100 milioni, un terzo sarebbe stato, in teoria, raccolto e stivato, ma in discariche malsicure e piene di falle e finisce in mare lo stesso. Perseguiteranno a lungo noi e i nostri lontani discendenti: una tanichetta di plastica dura fino a 600 anni. Se l'avesse gettata nell'Arno Lorenzo il Magnifico ce la ritroveremmo ancora oggi sulla spiaggia.
Il 3 luglio entra in vigore la direttiva europea contro le plastiche monouso (piatti, bicchieri, cannucce) con l'obiettivo di tagliarne l'uso almeno del 50 per cento entro il 2025. Ma l'invasione del mare da parte della plastica va molto più in là. Non c'è bisogno di arrivare fino alla sterminata isola di plastica che si &e…
MILANO - “Non buttare nulla. Il mare inizia qui” avvertono i tombini a Parigi. Si stima che, ogni anno, arrivino nei mari del mondo 275 milioni di tonnellate di rifiuti plastici, 100 milioni solo dagli insediamenti umani a meno di 50 chilometri dalla costa. Di questi 100 milioni, un terzo sarebbe stato, in teoria, raccolto e stivato, ma in discariche malsicure e piene di falle e finisce in mare lo stesso. Perseguiteranno a lungo noi e i nostri lontani discendenti: una tanichetta di plastica dura fino a 600 anni. Se l'avesse gettata nell'Arno Lorenzo il Magnifico ce la ritroveremmo ancora oggi sulla spiaggia.
Il 3 luglio entra in vigore la direttiva europea contro le plastiche monouso (piatti, bicchieri, cannucce) con l'obiettivo di tagliarne l'uso almeno del 50 per cento entro il 2025. Ma l'invasione del mare da parte della plastica va molto più in là. Non c'è bisogno di arrivare fino alla sterminata isola di plastica che si è creata nel Pacifico, l'allarme è rosso anche nel Mediterraneo. Lo documentano le spedizioni sponsorizzate da Greenpeace che, dopo il Tirreno l'anno scorso, lancia quest'anno da Ancona una perlustrazione dell'Adriatico centrale. In mare, dice Francesca Garaventa, del Cnr, che partecipa alla spedizione, troviamo 4 particelle di microplastica, di dimensioni inferiori a 5 millimetri, per metro cubo d'acqua. Se vi sembrano poche, calcolate che equivalgono a 2 milioni di particelle per chilometro quadrato. In effetti, le distese di plastica che vediamo in mare e sulle spiagge sono una parte minima: mediamente, solo l'1 per cento della plastica è in superficie, il 5 per cento sulle spiagge. Il 94 per cento è in profondità e sul fondo.
E' un disastro ecologico che investe anzitutto gli abitanti del mare. Una balenottera comune, racconta Garaventa, ingerisce fino a 3 mila particelle di microplastica al giorno. Una pescata recentemente conteneva 22 chili di plastica varia. Questo pone il problema in modo brutale: la plastica che vediamo in mare è un ben brutto spettacolo, ma tutto quel polietilene, polipropilene ce lo mangiamo anche? La risposta è inequivoca. Certo che sì. Polietilene, polipropilene, contaminanti vari, più i liscivianti, come li chiamano gli scienziati, ovvero i residui (e non è la parte meno preoccupante) di tutto quello che le plastiche contenevano prima di essere buttate, entrano in massa nella catena alimentare: dal plancton ai vermetti ai gamberetti ai pesciolini, fino alla ricciola che arriva in tavola a donarci il suo tributo di plastica ormai saldamente distribuito nei tessuti. Lo testimoniano le analisi di laboratorio compiute sulle meduse, uno degli anelli cruciali della catena alimentare marina.
Più di tre quarti delle microplastiche in giro per il mare derivano dal polietilene (quello delle buste) il resto è soprattutto polipropilene (vasetti di yogurt ad esempio). Ma gli esami di laboratorio mostrano accumuli preoccupanti anche di benzopirene (l'elemento cancerogeno delle sigarette) nelle ghiandole digestive e nelle branchie dei pesci.
Insomma, cozze al polietilene, sardoncini al polipropilene, sgombri al benzopirene – un classico menu estivo di salutare pesce azzurro – sono l'insidia quotidiana che la direttiva europea contro la plastica monouso può frenare solo se associata ad un più rigoroso trattamento dei rifiuti di plastica in genere. E qui le più recenti ricerche scientifiche aprono scenari ancora tutti da esplorare. Perché, dice un'altra ricercatrice, Daniela Pampanin, gli attuali impianti di trattamento delle acque non sono attrezzati ad intercettare detersivi, shampoo, solventi, antiaderenti delle pentole. E neanche Voltaren, Aspirina e farmaci in genere che anch'essi finiscono per accumularsi negli organismi marini. Un'indagine, in Norvegia, ha rivelato concentrazioni molto alte di antidepressivo in un vermicello che occupa un posto importante nella locale catena alimentare.