Attenzione ai prezzi: perché questa volta la fiammata dell'inflazione potrebbe non essere temporanea
di Maurizio Ricci , di Maurizio RicciTranquilli, ci stiamo solo avvicinando al picco. A settembre, l'inflazione dell'eurozona sarà al 3,4 per cento, in ulteriore salita dal 3 per cento di agosto. In Italia, un po' meno: 2,1 per cento, lo stesso tasso di agosto, ma pur sempre il massimo degli ultimi 8 anni. Ma, appunto, è il picco e poi inizierà la discesa. La Bce prevede un aumento medio dei prezzi nell'area euro del 2,2 per cento quest'anno, che rallenterà all'1,7 per cento l'anno prossimo e ancora all'1,5 per cento nel 2023. Anche più morbida l'onda in Italia: secondo le ultime previsioni del governo, dopo un 1,5 per cento quest'anno, ci sarà l'1,6 per cento del 2022 e di nuovo l'1,5 per cento nel 2023. Secondo una delle frasi standard del gergo delle banche centrali, insomma, “le aspettative di inflazione sono ben ancorate”, ovvero stabili. Nessuna possibilità che l'inflazione si avviti in una spirale fuori…
Tranquilli, ci stiamo solo avvicinando al picco. A settembre, l'inflazione dell'eurozona sarà al 3,4 per cento, in ulteriore salita dal 3 per cento di agosto. In Italia, un po' meno: 2,1 per cento, lo stesso tasso di agosto, ma pur sempre il massimo degli ultimi 8 anni. Ma, appunto, è il picco e poi inizierà la discesa. La Bce prevede un aumento medio dei prezzi nell'area euro del 2,2 per cento quest'anno, che rallenterà all'1,7 per cento l'anno prossimo e ancora all'1,5 per cento nel 2023. Anche più morbida l'onda in Italia: secondo le ultime previsioni del governo, dopo un 1,5 per cento quest'anno, ci sarà l'1,6 per cento del 2022 e di nuovo l'1,5 per cento nel 2023. Secondo una delle frasi standard del gergo delle banche centrali, insomma, “le aspettative di inflazione sono ben ancorate”, ovvero stabili. Nessuna possibilità che l'inflazione si avviti in una spirale fuori controllo, come negli anni '70, quando l'attesa di continui aumenti di prezzi autoalimentava l'aumento dei prezzi: non sembra esserci spazio per la leva principale di quegli anni, cioè la rincorsa dei salari.
Non tutti sono convinti di questa interpretazione, che rimbalza da una costa all'altra dell'Atlantico, dalla Fed alla Bce, e che prevale oggi nella comunità degli economisti. A sinistra, personaggi come Larry Summers e Nouriel Roubini temono che lo stimolo fiscale di Joe Biden possa surriscaldare l'economia, mettere in crisi imprese gravate da troppi debiti e innescare una nuova stagflazione stile anni '70: a settembre, in effetti, l'economia americana è andata più piano del previsto. A destra - mostrano le minute dell'ultima riunione del vertice della Bce- le voci da sempre sensibili ai richiami dell'austerità tornano a dire che lo stimolo monetario di Francoforte deve essere ridimensionato, se si vuole evitare che l'inflazione si riaccenda.
La novità, rispetto alle scorse settimane, è che questi pessimisti hanno oggi qualche elemento in più dalla loro parte. Non ci sarà una significativa pressione salariale, ma su lato dei costi delle imprese c'è una crisi dell'energia, con un vertiginoso aumento dei prezzi del gas e, di qui, dell'elettricità. Contemporaneamente, sul lato dei costi, ma anche dei colli di bottiglia della domanda, prosegue il caos nelle forniture di prodotti intermedi e finiti, che in America hanno battezzato “l'era del manca tutto”. Non ci sono abbastanza container sui mari, i porti sono intasati, i camionisti troppo pochi.
In realtà, i più ritengono che siano difficoltà temporanee, destinate ad esaurirsi presto. Se Putin aprirà con più generosità i rubinetti del gas russo, la crisi dell'elettricità potrebbe presto rientrare. E il caos nelle catene internazionali di fornitura, dicono le indicazioni che vengono dalle liste di attesa che si vanno accorciando nei porti americani, sta pian piano schiarendosi. Prima che finisca l'inverno, il peggio potrebbe essere alle spalle e, con esso, il picco dell'inflazione. Ma primavera non sarà troppo tardi?
Nel dibattito, sta infatti emergendo il dubbio che il mantra dell'inflazione “ben ancorata” non sia così solido e che non siano solo le aspettative di inflazione futura a dettare l'inflazione di oggi. A seminare il dubbio sono le stesse banche centrali che dell'inflazione ben ancorata hanno fatto un pilastro della loro politica. A Francoforte, uno studio appena pubblicato dalla Bce osserva che, dalla crisi finanziaria del 2008, l'ancoraggio dell'inflazione a lungo termine sembra essersi fatto meno solido e che le indicazioni attuali sono un po' confuse. In America, un analista della Fed, Jeremy Rudd, sostiene che, a dettare l'inflazione di oggi, più che quella futura sia quella passata. Ovvero, prezzi e salari si muovono sulla base non dell'inflazione che si aspettano, ma di quella che stanno sperimentando: se i prezzi adesso corrono, alzo anche i miei.
Se Rudd ha ragione, l'inflazione oltre il 3 per cento di settembre getta un'ipoteca sinistra sul percorso dell'inflazione dei prossimi mesi. Naturalmente, il trend deve essere sostenuto: se energia e supply chains rientrano in fretta nella normalità, quella che stiamo vivendo sarà solo una gobba. Ecco perché preoccupa quanto ha appena dichiarato il nuovo capoeconomista della Banca d'Inghilterra. Alti livelli d'inflazione, dice, potrebbero, almeno oltre Manica, durare più a lungo del previsto.