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Guerra del gas, così Putin tenta lo scacco matto all'Europa. Ma rischia di scottarsi

(reuters)
Mosca è accusata di aver tagliato le extra-forniture che solitamente riempiono gli stoccaggi del Vecchio continente. Il leader vuole sfruttare il freddo per rendere il gasdotto Nordstream 2 indispensabile per l'Europa, tagliando così fuori l'Ucraina. Ma la partita si estende a Nato e Usa, e il gioco è rischioso anche per lui
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In Germania si va verso un aumento delle bollette del 60 per cento. In Italia, del 40 per cento. In Polonia, del 54 per cento. Punto uno: per questi aumenti possiamo ringraziare specificamente Vladimir Putin. Punto due: la scommessa di Putin è assai azzardata e potrebbe ritorcersi contro la Russia.

Sul punto uno, la condanna - netta e decisa - viene da Fatih Birol, il direttore generale della Iea, l'agenzia per l'energia dell'Ocse, quindi l'uomo che più da vicino a Occidente, dal punto di vista tecnico, segue il mercato dell'energia, gas compreso. Oggi, dice Birol, i depositi di metano della Ue sono pieni al 50 per cento, quando, normalmente, in gennaio sono al 70 per cento della capacità. Metà di quel 20 per cento che manca è il metano che, abitualmente, viene da Gazprom. In pratica, è tutto il metano che, di solito, il gigante russo tiene in Europa. Birol vuol dire che Putin ha stracciato i contratti di fornitura, regola…

In Germania si va verso un aumento delle bollette del 60 per cento. In Italia, del 40 per cento. In Polonia, del 54 per cento. Punto uno: per questi aumenti possiamo ringraziare specificamente Vladimir Putin. Punto due: la scommessa di Putin è assai azzardata e potrebbe ritorcersi contro la Russia.

Sul punto uno, la condanna - netta e decisa - viene da Fatih Birol, il direttore generale della Iea, l'agenzia per l'energia dell'Ocse, quindi l'uomo che più da vicino a Occidente, dal punto di vista tecnico, segue il mercato dell'energia, gas compreso. Oggi, dice Birol, i depositi di metano della Ue sono pieni al 50 per cento, quando, normalmente, in gennaio sono al 70 per cento della capacità. Metà di quel 20 per cento che manca è il metano che, abitualmente, viene da Gazprom. In pratica, è tutto il metano che, di solito, il gigante russo tiene in Europa. Birol vuol dire che Putin ha stracciato i contratti di fornitura, regolarmente firmati con i paesi europei? Niente affatto.

I contratti di Gazprom vengono regolarmente onorati, ma molte compagnie europee non si procurano tutto il metano che poi vendono attraverso contratti di lunga durata. A seconda di come va la domanda, rimpolpano le proprie disponibilità, approvvigionandosi sul mercato (quello principale è a Rotterdam) settimana per settimana, secondo le richieste. E' questo extra - che però fa parte del normale andamento del mercato e consente anche lauti profitti a chi ha gas da vendere: i prezzi attuali sono quattro volte quelli di un anno fa - che sta venendo a mancare. Birol calcola che, appunto su questo mercato spot, Gazprom ha ridotto le sue vendite del 25 per cento. In buona sostanza, mentre l'Europa si dibatte nella crisi del gas, Putin trattiene un terzo del metano che potrebbe fornire, rinunciando ad un cospicuo guadagno extra.


Secondo gli analisti di Bruegel - un think tank di Bruxelles - a fine dicembre Gazprom esportava in Europa circa 8 miliardi di metri cubi a settimana, quando, negli anni precedenti arrivava anche fino a 20 miliardi. E' dall'inizio dell'estate - proprio quando si è fatta più acuta la domanda delle compagnie europee per ripristinare i propri stoccaggi dopo la stagione invernale - che Putin sta razionando le forniture. Il gas che arriva attraverso il gasdotto che attraversa la Polonia è un ottavo del normale, ma è sopratutto sull'arteria che attraversa l'Ucraina (il gasdotto Yamal) che la fornitura è scesa alla metà dei livelli massimi. E' solo sul Nordstream 1 (il gasdotto che attraversa il Baltico, in attesa di autorizzazione per il raddoppio) che le forniture hanno un andamento normale.

E' nella triangolazione Yamal (Ucraina) e Nordstream 1 e 2 (Baltico) che si spiega la strategia del Cremlino, ma la partita è molto complessa e chiama in causa i rapporti internazionali con Kiev, la Nato, Washington, Berlino e Bruxelles. La guerra del gas è solo un corno della strategia che, sull'altro lato, vede ammassarsi le truppe russe ai confini con l'Ucraina, anche a costo di uno scontro diplomatico con la Casa Bianca. Putin vuol mantenere l'egemonia di Mosca sull'area che, una volta, era l'Urss (una eco della stessa strategia l'abbiamo probabilmente anche nelle convulsioni di questi giorni in Kazakhstan). Questo vuol dire impedire all'Ucraina un avvicinamento alla Nato e alla Ue e tenerla sotto il ricatto di farle mancare il gas (e i cospicui diritti di passaggio). Per chiudere la via ucraina, però, il Cremlino ha bisogno di poter far arrivare il suo gas in Europa (un export vitale per l'economia russa) attraverso il nuovo gasdotto Nordstream 2.

Ma Nordstream 2, sotto esame a Bruxelles, piace, di fatto, solo in Germania. Non a Polonia e baltici e neanche ai paesi mediterranei che diffidano di una eccessiva dipendenza dalla Russia. Per lo stesso motivo, piace pochissimo anche a Washington. La scommessa di Putin è che una crisi del gas, in questo inverno europeo, costringerà la Ue a dare comunque via libera a Nordstream 2, aprendogli la strada all'egemonia sull'Ucraina e facendolo diventare l'arbitro dei termosifoni europei. E' una scommessa ardita, ma pericolosa per il Cremlino: la dimostrazione esplicita della dipendenza europea da Mosca può spingere la Ue a fare ogni sforzo per liberarsi della stretta del Cremlino.