Con lo stop al petrolio russo in arrivo un terremoto senza precedenti per il mercato
di Maurizio Ricci , di Maurizio RicciAllacciate le cinture. Mentre ci angosciamo per la crisi del gas, fra boom delle bollette, paure che Putin ci lasci al freddo e al buio, appelli – viceversa - a coprirsi di maglioni pur di togliere a Mosca i soldi del metano, sta per arrivarci addosso la crisi del petrolio. Se il punto è punire Putin per l'invasione dell'Ucraina, il petrolio è anche più efficace del gas: Mosca incassa ogni anno 100 miliardi di dollari dalle esportazioni di metano e 150 miliardi da quelle di petrolio. Ma lo scossone che imprime un boom del barile, sommato a quello che già sta infliggendo la penuria di gas, rischia di far traballare tutta l'economia mondiale, almeno per molti mesi. Gli esperti non lesinano sugli aggettivi.
La Iea, l'Agenzia internazionale per l'energia, che è il braccio dell'Ocse (ovvero dei paesi industrializzati) per il settore, definisce quella in arrivo come “la più grossa crisi di approvvigionament…
Allacciate le cinture. Mentre ci angosciamo per la crisi del gas, fra boom delle bollette, paure che Putin ci lasci al freddo e al buio, appelli – viceversa - a coprirsi di maglioni pur di togliere a Mosca i soldi del metano, sta per arrivarci addosso la crisi del petrolio. Se il punto è punire Putin per l'invasione dell'Ucraina, il petrolio è anche più efficace del gas: Mosca incassa ogni anno 100 miliardi di dollari dalle esportazioni di metano e 150 miliardi da quelle di petrolio. Ma lo scossone che imprime un boom del barile, sommato a quello che già sta infliggendo la penuria di gas, rischia di far traballare tutta l'economia mondiale, almeno per molti mesi. Gli esperti non lesinano sugli aggettivi.
La Iea, l'Agenzia internazionale per l'energia, che è il braccio dell'Ocse (ovvero dei paesi industrializzati) per il settore, definisce quella in arrivo come “la più grossa crisi di approvvigionamento degli ultimi decenni”. La Goldman Sachs, la grande banca di investimento che è anche la banca più impegnata a livello mondiale sul mercato dell'energia, parla di “uno dei più grandi e duraturi sconvolgimenti che il mercato del petrolio abbia mai visto”. Esattamente il quinto, nella classifica di Goldman Sachs, dopo altri eventi, non proprio recenti: l'embargo arabo del 1973, la rivoluzione iraniana del 1978, la guerra Iran-Iraq degli anni '80, l'invasione del Kuwait da parte di Saddam Hussein nel 1990.
A scatenare il terremoto, la sparizione dal mercato di circa metà della produzione russa, ovvero 3 milioni di barili di greggio al giorno, il 3 per cento della domanda mondiale. Una valutazione su cui coincidono le previsioni sia della Iea che di Goldman Sachs. Ma l'energia non era stata risparmiata nella pioggia di sanzioni piovute sul capo di Putin? Poco importa, visto che pochi se la sentono di sfidare l'opinione pubblica mondiale e il grosso del greggio russo oggi resta invenduto. Goldman Sachs dà una spiegazione più dettagliata e, in parte, inaspettata. Le sanzioni non toccano l'energia, riconoscono gli esperti della banca americana, ma sarebbero le aziende russe per prime ad aver perso l'incentivo ad esportare. Le sanzioni, infatti, impediscono ad aziende come Lukoil, di fatto, di trasferire i dollari alla banca centrale russa. In più, nel clima attuale, quegli incassi sarebbero continuamente a rischio sequestro. Ma non potrebbero vendere quei barili alla Cina? Ammesso che Pechino abbia voglia di navigare nelle acque infide delle sanzioni, la Cina, dicono gli esperti, non ha oggi le strutture logistiche per riorientare in questa misura, a tambur battente, i suoi acquisti di greggio dalla Russia.
Come possiamo compensare, allora, quei 3 milioni di barili che mancheranno a livello globale? La rinnovata tolleranza verso paesi reprobi come Iran e Venezuela dà un po' di respiro, quanto basta a recuperare circa metà di quei barili. Il Venezuela di Maduro è, infatti, in grado di aumentare l'export di 3-400 mila barili entro giugno. L'Iran degli ayatollah può riversare sul mercato un milione di barili prima dell'autunno. Il resto lo possono fornire solo Arabia saudita e Emirati arabi, gli unici ad avere un po' di capacità inutilizzata. Ma, per ora, hanno fatto capire di non averne affatto l'intenzione.
E le scorte? Esaurite. A gennaio, nelle cisterne dei paesi dell'Ocse c'era meno greggio della media degli ultimi 5 anni. A questo punto, Goldman Sachs arriva a pronosticare un prezzo fino a 175 dollari a barile (era 107 venerdì) nell'ipotesi peggiore. Naturalmente, i mercati trovano il loro equilibrio. A questi livelli di prezzi di benzina e diesel, la domanda globale scenderà di 1 milione di barili al giorno, finendo di chiudere il buco russo, anche in assenza di soccorso da parte di Arabia saudita ed Emirati. Ma a prezzo di una recessione mondiale