L'automazione si fa pigra: ora anche i robot battono la fiacca
di Maurizio Ricci , di Maurizio RicciNon vi fate ingannare dalle storie sui robot che tagliano il pesce per il sushi, assistono le nonne, cantano e raccontano barzellette. Dove conta, cioè negli ingranaggi dell'economia, il contributo dei robot, oggi come oggi, sbiadisce. Sono sempre più dappertutto, ma, invece di battere i record di produttività, battono la fiacca. Insomma, non sono quelli di una volta. Al momento – è vero – abbiamo altri grattacapi. Fra inflazione rampante, guerra imperante, stretta monetaria inevitabile, spettro di un prossimo inverno senza riscaldamento e senza spaghetti, ce n'è abbastanza perché il futuro immediato si mangi tutte le preoccupazioni. La World Bank ha appena detto che la stagflazione mondiale è irrimediabile e ha tagliato le previsioni di crescita globale dal 5,7 per cento del 2021 ad uno stentato 2,9 per cento, chiarendo che non andrà meglio né nel 2023, né nel 2024. Però, c'è u…
Non vi fate ingannare dalle storie sui robot che tagliano il pesce per il sushi, assistono le nonne, cantano e raccontano barzellette. Dove conta, cioè negli ingranaggi dell'economia, il contributo dei robot, oggi come oggi, sbiadisce. Sono sempre più dappertutto, ma, invece di battere i record di produttività, battono la fiacca. Insomma, non sono quelli di una volta. Al momento – è vero – abbiamo altri grattacapi. Fra inflazione rampante, guerra imperante, stretta monetaria inevitabile, spettro di un prossimo inverno senza riscaldamento e senza spaghetti, ce n'è abbastanza perché il futuro immediato si mangi tutte le preoccupazioni. La World Bank ha appena detto che la stagflazione mondiale è irrimediabile e ha tagliato le previsioni di crescita globale dal 5,7 per cento del 2021 ad uno stentato 2,9 per cento, chiarendo che non andrà meglio né nel 2023, né nel 2024. Però, c'è un'altra cattiva notizia: probabilmente, non c'è da aspettarsi granché neanche dopo. Anche al di là dei tempi bui attuali, il futuro appare meno luminoso di quanto si vorrebbe.
Se si solleva lo sguardo sul lungo termine, infatti, stiamo perdendo velocità. Negli anni '50 e '60 del secolo scorso, l'economia, in Occidente, cresceva del 4 per cento l'anno. Nel decennio appena concluso, non abbiamo superato il 2 per cento. E' il tasso di produttività che rallenta. I motivi sono più d'uno, ma gli economisti lamentano soprattutto la carenza di innovazione: nonostante computer, intelligenza artificiale, robot, questa maledetta quarta rivoluzione industriale, di cui si favoleggia da decenni, non si materializza. Magari domani mattina scopriremo i viaggi nel tempo, ma, intanto, idee capaci di rivoluzionare la vita, - tipo le lampadine e i water della seconda rivoluzione industriale - sembrano esaurite. O, forse, costano troppo? Una ricerca dell'università di Stanford documenta quanto stia diventando oneroso sfornare idee nuove. Più esattamente, la produttività della ricerca – cioè i risultati in termini di innovazione per ogni dollaro speso in R&D – è in costante diminuzione. Per generare la stessa crescita di produttività che si registrava a metà '900, nel complesso dell'economia, ci vuole oggi un numero di ricercatori venti volte superiore.
Naturalmente, l'idea geniale non richiede necessariamente eserciti di ricercatori. Ma l'applicazione sistematica delle suddette idee nuove ai meccanismi produttivi, sì. Quel rapporto dollari-innovazione, calcolato per l'insieme dell'economia, vale, più o meno, anche nei settori di frontiera, quelli che, in effetti, vivono di innovazione. La celebre legge di Moore, in base alla quale la densità di chip nei computer raddoppia ogni due anni, ad esempio, è ancora valida: per mantenere questo ritmo, tuttavia, oggi viene impiegato un numero di ricercatori 18 volte superiore a cinquant'anni fa.
Se gli umani, però, sembrano un po' meno brillanti di una volta, si potrebbe agire, per ridare fiato alla produttività un po', come dire, per procura. Ovvero, affidando la rincorsa ad una economia sempre più efficiente ai nostri alter ego, cavi ed acciaio: i robot. In fondo, un'altra delle grandi promesse consegnate al futuro e un altro – almeno quello - dei pilastri delle quarta rivoluzione industriale. Ma neanche con i robot siamo messi benissimo. Diciamo che stanno dando più di una delusione. In Giappone, terra d'avanguardia nello sfornare e nell'utilizzare i robot, hanno provato a misurare la loro qualità, esaminando i modelli usciti fra il 1990 – l'alba degli automi – e il 2018. Cosa vien fuori? “Il ritmo di miglioramento della qualità dei nuovi robot è rallentato o direttamente diminuito, negli ultimi anni, rispetto al primo decennio del secolo” dicono i ricercatori giapponesi. Mediamente, dal 2010 in poi, il tasso di progresso nei robot risulta, ogni anno, del 3 per cento inferiore a quello registrato fra il 2000 e il 2010.
Pure qui, probabilmente, è l'inaridirsi della capacità di innovazione a zavorrare anche la robotica. Non tutti, tuttavia, alla luce degli angosciati dibattiti sulla minaccia dei robot per l'occupazione, si stracceranno le vesti. In fondo, un robot un po' pigro e poco vispo è più difficile che ti porti via il posto. Rinviando una epocale trasformazione, per cui, probabilmente, non siamo ancora pronti.