Ucraina, la ricostruzione sarà lunga e costosa: il conto del dopoguerra può arrivare a mille miliardi di dollari
di Maurizio Ricci , di Maurizio RicciProvate a distogliere per un attimo lo sguardo dalle pile di cadaveri, l'affollarsi di feriti, la disperazione dei civili in fuga, insomma l'infinita sofferenza umana che, da sei mesi, le immagini della tv ci rimandano ogni sera dall'Ucraina. Guardate intorno: montagne di cemento sbriciolato, piloni di cemento contorti, ponti distrutti, stazioni bombardate, fabbriche spianate, campi devastati. E' la sofferenza futura degli ucraini, quella di cui cominceremo a far di conto, quando questa guerra – forse quest'inverno, dicono gli esperti – sarà finita. L'anno scorso, il Pil ucraino aveva toccato il record di 200 miliardi di dollari. Dopo sei mesi di invasione, si è già dimezzato e sprofonda sempre più vicino al minimo storico di 31 miliardi di dollari, toccato a fine secolo, nel momento più buio del collasso postsovietico. Come si riuscirà a rimettere in piedi il paese?
Secondo il governo di Kiev, sono s…
Provate a distogliere per un attimo lo sguardo dalle pile di cadaveri, l'affollarsi di feriti, la disperazione dei civili in fuga, insomma l'infinita sofferenza umana che, da sei mesi, le immagini della tv ci rimandano ogni sera dall'Ucraina. Guardate intorno: montagne di cemento sbriciolato, piloni di cemento contorti, ponti distrutti, stazioni bombardate, fabbriche spianate, campi devastati. E' la sofferenza futura degli ucraini, quella di cui cominceremo a far di conto, quando questa guerra – forse quest'inverno, dicono gli esperti – sarà finita. L'anno scorso, il Pil ucraino aveva toccato il record di 200 miliardi di dollari. Dopo sei mesi di invasione, si è già dimezzato e sprofonda sempre più vicino al minimo storico di 31 miliardi di dollari, toccato a fine secolo, nel momento più buio del collasso postsovietico. Come si riuscirà a rimettere in piedi il paese?
Secondo il governo di Kiev, sono state distrutte 1.500 scuole, 350 fra ospedali e ambulatori, 2.000 chilometri di strade e ponti. E' una lista, probabilmente, già ampiamente superata. Alla Kyiv School of Economics calcolano che, ogni settimana, porti danni per altri 4,5 miliardi di dollari. Altri economisti valutano danni per 100-200 miliardi di dollari, solo per ponti ed edifici.
I vecchi rulli dei cinegiornali del primo dopoguerra (o anche il Rossellini di “Germania anno zero”) ci rimandano immagini non troppo diverse dell'Europa 1945. Allora, la ricostruzione fu resa possibile dal grande sforzo del Piano Marshall, 13 miliardi di dollari di aiuti, quasi tutti a fondo perduto. In soldi attuali, è l'equivalente di 150 miliardi di dollari, più o meno mille dollari per abitante dei paesi devastati. Qualche anno dopo, gli aiuti alla Corea furono della medesima entità. Ma le guerre moderne, alla faccia delle bombe intelligenti, fanno più danni. Iraq e Afghanistan hanno più o meno la popolazione dell'Ucraina (intorno ai 40 milioni di abitanti). Per aiutare a ricostruire l'Iraq dopo la guerra del 2003 sono stati spesi 292 miliardi di dollari. In Afghanistan, 195 miliardi. Nè l'una, né l'altra sono, peraltro, storie di successo. Ma, in ogni caso, ricostruire un villaggio afgano e la sua economia è meno complesso dal ricostituire una cittadina ucraina e l'economia industriale che aveva intorno.
Sulla base di queste differenze, gli economisti stimano che, proiettando sul caso ucraino gli interventi adottati per Iraq e Afghanistan, la ricostruzione dell'Ucraina possa costare fra i 500 milioni e i mille miliardi di dollari. E, infatti, il primo ministro di Kiev, Denys Shmyal, ha avanzato la cifra di 750 miliardi di dollari, per riparare ai danni della guerra e far ripartire il paese.
Nelle conferenze di pace che chiudono i conflitti, la riparazione dei danni di guerra è uno dei capitoli più spinosi. A meno di una vittoria di Mosca su tutta la linea, non sarà diverso questa volta. Con un risvolto particolare, però: c'è già chi dice che, per i danni di guerra, si possa fare ricorso ai 300 miliardi di dollari di riserve del governo russo, sequestrate nei mesi scorsi in Occidente. La prima ad esprimere dubbi sulla legalità di questo storno di risorse legalmente di proprietà della Russia è stata il ministro del Tesoro americano, Janet Yellen. In realtà, un anno fa, le riserve all'estero del governo afgano (comunque spiccioli rispetto ai soldi di Mosca) sono state sottratte ai nuovi padroni di Kabul. Ma il governo dei talebani non ha mai ottenuto riconoscimento internazionale.
Ricostruire l'Ucraina sarà comunque uno sforzo enorme, che richiederà una massiccia solidarietà internazionale, non priva, peraltro, di qualche ritorno: grazie alle esportazioni rese possibili dal piano Marshall, l'industria americana continuò a lavorare a pieno regime anche dopo la guerra. Ma gli esperti avvertono di non aspettarsi risultati eclatanti. Guardando alle esperienze di Iraq, Bosnia, Afghanistan, l'Ocse (l'organizzazione che raccoglie i paesi industrializzati) calcola in 22 anni il tempo necessario perché un paese torni al Pil anteguerra. L'Ucraina, però, ci ha già stupito più di una volta.