Ursula contro il lupo cattivo: l'animale che ha ucciso il pony di Von der Leyen la fa franca (per ora)
di Maurizio Ricci , di Maurizio RicciDall’inizio di dicembre sino a fine gennaio, ho fatto il tifo per GW950m, correndo ogni sera a verificare, su Internet, l’appassionante conto alla rovescia - questione di vita o di morte - che si è concluso solo in questi giorni. In effetti, non la pensavo come la storia di GW950m, un impronunciabile nome da robot. Invece, si tratta di un lupo. Tedesco. E, quindi, l’ho sempre chiamato Fritz. È lui il protagonista della vicenda che i giornali (la Taz in Germania, Politico a Bruxelles) hanno titolato “Ursula contro il grosso lupo cattivo”, dove il lupo, naturalmente, è Fritz e Ursula è Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, impegnata in uno scontro senza quartiere (e, a ben vedere, senza confini) contro Fritz e, tutto sommato, anche i suoi simili.
Il pony di Ursula
La storia inizia in una calda notte di fine estate, fra i boschi della Bassa Sassonia, la regione di Hannover, in una tenuta vicino al …
Dall’inizio di dicembre sino a fine gennaio, ho fatto il tifo per GW950m, correndo ogni sera a verificare, su Internet, l’appassionante conto alla rovescia - questione di vita o di morte - che si è concluso solo in questi giorni. In effetti, non la pensavo come la storia di GW950m, un impronunciabile nome da robot. Invece, si tratta di un lupo. Tedesco. E, quindi, l’ho sempre chiamato Fritz. È lui il protagonista della vicenda che i giornali (la Taz in Germania, Politico a Bruxelles) hanno titolato “Ursula contro il grosso lupo cattivo”, dove il lupo, naturalmente, è Fritz e Ursula è Ursula von der Leyen, la presidente della Commissione europea, impegnata in uno scontro senza quartiere (e, a ben vedere, senza confini) contro Fritz e, tutto sommato, anche i suoi simili.
Il pony di Ursula
La storia inizia in una calda notte di fine estate, fra i boschi della Bassa Sassonia, la regione di Hannover, in una tenuta vicino al paese di Burgdorf-Beinhorn. Sul prato davanti alla stalla, viene trovato il cadavere (forse è più opportuno dire i resti) di Dolly, un pony di anni 30. Ad aggredirlo, dicono le tracce, è stato un lupo, anche se è assai raro che i lupi assaltino i cavalli. E deve essere anche un lupo piuttosto grosso per aver avuto ragione di un pony adulto. La storia, probabilmente, finirebbe qui. Ma la tenuta è la residenza di campagna di Ursula von der Leyen, appassionata cavallerizza e Dolly, visti i 30 anni di età, non è un animale qualsiasi, ma il pony su cui, probabilmente, i sei figli della presidente della Commissione europea hanno imparato a cavalcare: “L’intera famiglia è orribilmente sconvolta dalla notizia”, farà dire la presidente alla stampa.
La caccia al responsabile
E’ stato Fritz? Il lupo ha, sulla sua immacolata coscienza di predatore, una lista di pecore e galline ed è già stato denunciato alle autorità anche prima dell’impresa con Dolly. Le indagini sono, comunque, sufficientemente scrupolose da accertare, via Dna, che, in effetti, è lui ad aver cenato con il pony. A inizio dicembre, Fritz viene ufficialmente inserito nella lista dei condannati a morte: è caccia aperta (taglia compresa) per l’assassino di Dolly. Per l’impenitente non valgono più le regole di protezione della specie. Grazie ad una ineffabile contorsione della burocrazia tedesca, tuttavia, la caccia è a tempo. Fitz va braccato, trovato e liquidato entro il 31 gennaio, altrimenti, niente da fare. E questo è stato il conto alla rovescia di Ursula contro il lupo, messo in piedi da Politico. Il 31 gennaio è passato e la stampa annuncia che il lupo non è stato trovato: Fritz, per ora, è salvo.
Il caso politico
Ci sono ottime ragioni per mettersi dalla parte di Dolly e concludere che è un peccato che l’assassino l’abbia fatta franca. E ci sono anche ottime ragioni per cui gli esperti ritengono che una solida recinzione, per quanto più costosa, sia più efficiente della caccia, anche perché, di solito, il lupo abbattuto non è mai quello giusto. Avremo, probabilmente, modo di discuterne ancora perché Ursula, pur negando decisamente di avere niente a che fare con la caccia a Fritz, ha fatto della questione un problema politico, ordinando ai funzionari di Bruxelles di riesaminare le norme che salvaguardano i lupi, chiedendo una “analisi in profondità” delle motivazioni che giustificano lo statuto di protezione delle migliaia di lupi in giro per l’Europa.
E’ improbabile che Fritz, o GW950m, sia ancora in circolazione quando l’analisi in profondità sarà conclusa. Piuttosto, ha da guardarsi da una nuova denuncia che è stata presentata contro di lui. Finirà di nuovo nella lista degli animali da giustiziare? La nuova istruttoria è appena cominciata e, forse, non deve spaventarsi troppo comunque. Nell’ultimo anno, le autorità tedesche hanno ufficialmente registrato il decesso di otto lupi: sette sono stati investiti da automobili e uno è spirato di morte naturale.